Ancora violenza che vede protagonisti giovanissimi. Questa volta, a essere preso di mira da una baby gang è stato un cameriere di uno dei bar adiacenti piazza I Ottobre, la zona dell’Anfiteatro Campano, a Santa Maria Capua Vetere. Dalle testimonianze raccolte da chi era presente, un gruppo di giovanissimi ha iniziato a rompere bottiglie di vetro per strada, e come se non bastasse hanno divelto alcuni contenitori dell’immondizia in prossimità del bar dove lavorava il cameriere aggredito. Il dipendente del locale quindi, ha ritenuto opportuno intervenire per riprenderli e per tutta risposta lo hanno assalito con calci e pugni a ripetizione, fino a minacciarlo con un’ascia. Fortunatamente l’intervento dei tanti avventori presenti ha evitato il peggio.
Giovani, giovanissimi e soprattutto aggressivi e violenti. È questo il ritratto di molti ragazzi del nostro Paese che “giocano” a fare i grandi a spese degli altri. Picchiano e feriscono gravemente, senza un motivo, solo per il gusto di farlo, per puro esibizionismo ,per noia o per gioco. Questa ennesima e grave aggressione accaduta a Santa Maria Capua Vetere è solo l’ultima di una serie di episodi. Un fenomeno preoccupante e dilagante su cui bisogna interrogarsi e capire cosa fare per ovviare a questo grave disagio giovanile.
A febbraio di quest’anno, l’Osservatorio Nazionale sull’Adolescenza aveva dimostrato come il 6,5% dei minorenni italiani fa parte di una banda, mentre il 16% ha commesso atti vandalici. Il Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, inoltre, ha dimostrato come gli ingressi di minori negli Istituti penali siano stati 713 nel 2020, contro i 30mila denunciati. Tra gli accusati, tanti con deficit cognitivi riconosciuti tardivamente o mai trattati, altrettanti con grossi problemi educativi all’interno del loro nucleo famigliare, altri ancora, i cosiddetti NEET, acronimo inglese che significa Not in Employment, Education or Training, ossia: non assunti, non educati o non “in esercizio”. Quest’ultima una categoria in Italia in triste e preoccupante aumento.
Secondo gli esperti, pur essendo il fenomeno delle baby gang precedente alla pandemia, i disagi causati dal Covid in ambito sociale, hanno influenzato negativamente lo stato di salute mentale soprattutto dei più giovani, che si sono ritrovati in crisi e privi di punti di riferimento, in cui l’unico appiglio, la socialità, era stata disgregata. Ciò avrebbe causato ancor di più ansia e frustrazione, sentimenti notevolmente ampliati dall’incertezza costante in cui i ragazzi vivono a causa della storica crisi economica e lavorativa italiana. Insomma, è come se le difficoltà culturali e ambientali, tanto delle grandi città quanto delle remote periferie, non bastassero ad acuire ancor di più la rabbia delle categorie più deboli che quando attaccate si trasformano in carnefici.