Sostanze cancerogene oltre i limiti di legge nelle acque sotterranee di quattro province campane. È il verdetto inquietante di uno studio pluriennale condotto dal Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Federico II, diretto dal professor Paolo Montuori. I dati hanno spinto la Direzione Generale della Sanità regionale a inviare una direttiva d’urgenza alle ASL e all’Arpac per avviare controlli a tappeto su ambiente, salute e filiera agroalimentare.
Le sostanze killer: Tce e Pce
Sotto la lente degli esperti sono finiti il tricloroetilene (Tce), classificato come cancerogeno e associato a potenziali tumori a fegato e reni e, il tetracloroetilene (Pce), ritenuto probabile cancerogeno. La maggiore criticità riguarda le contaminazioni delle acque di falda e dei pozzi privati non censiti o non autorizzati, mentre l’Ateneo rassicura: “La rete idrica è costantemente monitorata e non presenta criticità”.

