In via sperimentale, dal primo gennaio 2025 al 31 dicembre 2026, verrà introdotta la “prestazione universale” destinata agli anziani ultraottantenni non autosufficienti con “un livello di bisogno assistenziale gravissimo” e un Isee sotto 6.000 euro. L’obiettivo: promuovere il progressivo potenziamento delle prestazioni assistenziali per sostenere la domiciliarità e l’autonomia personale delle persone anziane non autosufficienti, in particolare quelli più fragili e soli.
La prestazione è composta da una quota aggiuntiva di 1.000 euro al mese, oltre l’indennità di accompagnamento, spendibile però solo alla remunerazione del lavoro di cura e assistenza svolto da “badanti” in regola o all’acquisto di servizi destinati al lavoro di cura e assistenza forniti da imprese qualificate nel settore dell’assistenza sociale non residenziale. L’“assegno” andrà restituito se non sarà stato in tutto o in parte usato, fermo restando il diritto a continuare a percepire l’eventuale indennità di accompagnamento.
Per questa misura lo stanziamento previsto sarà di 300 milioni nel 2025 e altrettanti nel 2026. Si stima dunque una platea di beneficiari di massimo 25mila persone, più o meno il 2,5% degli ultra 80enni che ricevono l’indennità di accompagnamento, lo 0,18% degli anziani ultra 65enni sempre già beneficiari dell’indennità. Nel decreto si prevede che, nel caso le domande fossero superiori, lo stanziamento non potrà aumentare e dunque saranno i singoli importi mensili a diminuire.
In dettaglio chi ne avrà diritto
Come sopra anticipato, ad usufruire della misura, previa richiesta telematica o nei patronati, i non autosufficienti almeno 80enni, con un livello di fabbisogno gravissimo, un Isee per le prestazioni agevolate di natura sociosanitaria non superiore a 6mila euro e che siano titolari dell’indennità di accompagnamento. La “prestazione” sarà mensile ed erogabile sotto forma di trasferimento monetario e di servizi alla persona, esente da imposizione fiscale e non soggetta a pignoramento.
“È un provvedimento estremamente innovativo che punta a costruire un nuovo modello di welfare e che permetterà di dare risposte concrete ai bisogni dei nostri oltre 14 milioni di anziani, di cui 3,8 non autosufficienti”, ha spiegato la viceministra del Lavoro Maria Teresa Bellucci, che ha coordinato la stesura del Dlgs con gli altri ministeri coinvolti, a cominciare da quello della Salute.