Arrestato in Spagna Simone Bartiromo: coordinava il traffico di droga verso Napoli
Originario di Marano, Bartiromo era diventato una figura centrale nei traffici illeciti che collegano i clan camorristici napoletani a gruppi criminali stranieri, in particolare spagnoli e albanesi
Si è conclusa in Spagna la lunga fuga di Simone Bartiromo, 36 anni, nome di spicco nel narcotraffico internazionale legato alla camorra. Ricercato da anni e inserito nella lista dei latitanti più pericolosi del Ministero dell’Interno, è stato catturato a Orihuela, nella provincia spagnola di Alicante, nella serata di ieri. L’operazione è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli, con il supporto della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia e della polizia antidroga spagnola Udyco. A Bartiromo è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Simone Bartiromo, 36 anni – noto nell’ambiente con il soprannome “l’immortale”,
L’ombra lunga del narcos napoletano
Originario di Marano, Bartiromo era diventato una figura centrale nei traffici illeciti che collegano i clan camorristici napoletani a gruppi criminali stranieri, in particolare spagnoli e albanesi. Considerato l’erede operativo di Raffaele Imperiale, noto per il sequestro dei Van Gogh rubati, Bartiromo gestiva dalla Spagna l’arrivo di cocaina e hashish destinati a Napoli e a gran parte del Sud Italia. Secondo gli inquirenti, era il punto di contatto tra il clan Sorianiello del Rione Traiano e gli Amato-Pagano, meglio noti come gli “scissionisti”. I carichi di droga da lui organizzati alimentavano le piazze di spaccio di Scampia, Secondigliano, Melito, Mugnano, ma anche i mercati di Palermo, Catania, Foggia e Brindisi.
Simone Bartiromo era noto nell’ambiente con il soprannome “l’immortale”, era riuscito più volte a sfuggire alla cattura. Il suo nome è comparso in numerose inchieste, a partire da quella del 2021 che portò all’arresto a Barcellona di Antonio Pompilio, esponente di vertice degli Amato-Pagano. Anche in quell’occasione Bartiromo fece perdere le proprie tracce. Le intercettazioni lo collocano all’interno del gruppo guidato da Giovanni Cortese, ‘o cavallar, ex braccio destro di Cosimo Di Lauro. Secondo gli investigatori, dopo l’arresto di grandi fornitori come Mario Cerrone e Raffaele Imperiale, Bartiromo era diventato un riferimento trasversale, capace di mantenere rapporti con diversi clan, tra cui i Cutolo e i Mele di Bagnoli. La sua attività criminale risale almeno al 2017, quando fu avviata un’indagine sul sequestro di 25 chili di cocaina nascosti in un carico di caffè proveniente dal Brasile e arrivato al porto di Napoli. Un episodio che segnò l’inizio del tracciamento dei suoi legami e movimenti.
Con la cattura di Bartiromo, le forze dell’ordine infliggono un duro colpo ai canali internazionali del narcotraffico a regia camorristica. La sua figura, ritenuta strategica nella logistica e nelle trattative tra clan e fornitori esteri, rappresentava un punto nevralgico nella gestione dei traffici tra l’America Latina, l’Europa e l’Italia meridionale.
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