Nella notte fra giovedì e venerdì è stato approvato alla Camera un emendamento che permette anche a settori diversi da quello pubblico di avanzare proposte di impiego ai beneficiari del Reddito di Cittadinanza. In caso di doppio no, si sarà costretti necessariamente ad accettare la terza offerta, pena la revoca dell’assegno mensile.
L’emendamento e passato con il voto contrario del Movimento 5 Stelle che però è risultato ininfluente, visto che aveva l’approvazione sia del centrodestra che del Partito Democratico, che l’hanno ritenuta una modifica utile per aiutare soprattutto quei settori in carenza di manodopera, come quello turistico e ricettivo.
Sarà considerata offerta congrua da parte del privato quella che rispetta le competenze e le esperienze dichiarate nel Patto per il lavoro dal beneficiario. In questo modo chi riceve il sostegno dovrà valutare attentamente anche eventuali proposte dei privati: infatti, in caso di rifiuto dell’offerta, il datore di lavoro lo comunica al centro per l’impiego e il no si somma agli altri progetti declinati.
Dopo il primo no il beneficiario del reddito di cittadinanza va incontro a una diminuzione mensile di 5 euro a partire dal mese successivo al rifiuto. Con il secondo no, sulla base delle novità introdotte dall’ultima manovra, scatta l’obbligo di accettare la terza offerta altrimenti il reddito di cittadinanza viene revocato.
Fino ad oggi di revoche del Reddito di cittadinanza per aver rifiutato più di due offerte congrue non ce ne sono state. Un po’ perché i Centri per l’impiego di lavori ne hanno offerti pochi. Un po’ perché il meccanismo di comunicazione tra le Regioni, che sono “proprietarie” degli uffici di collocamento, e l’Inps che eroga il Reddito, non ha funzionato.
L’emendamento approvato alla Camera, di fatto, accorcia questa catena. Sarà l’imprenditore che vuole assumere il lavoratore a dover comunicare l’eventuale rifiuto. Una svolta soprattutto per il settore del turismo. Non più tardi di ieri, il ministro Massimo Garavaglia ha ricordato a margine del Global Youth Turism Summit a Sorrento, come “la carenza del personale sia un grave problema del turismo e in molti casi stia limitando l’offerta”.
La stretta sul reddito di cittadinanza entrerà in vigore a partire dall’approvazione definitiva del Dl aiuti, perciò entro metà luglio. A quel punto si dovrà attendere il decreto ministeriale, che giungerà entro 60 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, per definire le modalità di comunicazione e di verifica della mancata accettazione dell’offerta di lavoro. Per questa ragione la stretta sulle offerte di lavoro scatterà tra settembre e ottobre.