Autovelox, le nuove regole: È in Gazzetta Ufficiale il decreto che disciplina modalità e uso
Il provvedimento introduce “regole essenziali”: disciplinare in modo rigoroso l'uso e la collocazione dei rilevatori di velocità. I Comuni hanno 12 mesi di tempo per adeguarsi
Il decreto Autovelox voluto dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini verrà pubblicato oggi, martedì 28 maggio 2024, in Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento, spiega il Mit, “mette al primo posto la tutela della sicurezza della circolazione, ponendo regole certe sul posizionamento dei dispositivi e sulle sanzioni“. L’obiettivo del provvedimento, in vigore da inizio giugno, è chiaro: disciplinare in modo rigoroso l’uso e la collocazione degli autovelox. I Comuni hanno 12 mesi di tempo per adeguarsi.
–
Secondo quanto ha dichiarato più volte dal ministro dei Trasporti, le nuove regole metteranno fine “alla giungla delle migliaia di autovelox selvaggi in tutta Italia. Vanno utilizzati come strumenti di sicurezza e non come un mezzo per aumentare le entrate comunali attraverso le multe”.
Il decreto restringe il campo di azione dei rilevatori di velocità, in primis per quanto riguarda la loro collocazione: ad esempio, fuori dai centri abitati dovranno essere segnalati almeno 1 km prima della loro presenza. Vengono poi rivisti i casi in cui si potrà procedere alla contestazione immediata e l’intera disciplina, in termini di dove posizionare gli autovelox, viene sottratta alle amministrazioni locali per essere affidata ai prefetti.
Nel dettaglio tutte le novità del decreto e cosa cambia per chi guida.
Una delle modifiche più importanti del nuovo decreto: il cartello che segnala un autovelox deve essere posizionato almeno 1 km sulle strade extraurbane, sarà invece di 200 metri sulle strade urbane a scorrimento e di 75 metri sulle altre strade, e tra un dispositivo e l’altro dovranno intercorrere delle distanze specifiche che, saranno diverse a seconda del tipo di strada (urbana o extraurbana). L’obiettivo è quello di evitare la successione di più multe nello stesso tratto di strada e anche quello di garantire più certezza e trasparenza per chi è alla guida.
Altra novità del decreto riguarda lo stop agli autovelox sotto i 50 km/h. Si parla dei rilevatori fissi: in questi casi, quindi, sarà possibile solo la contestazione immediata delle volanti mobili. Al di fuori dei centri abitati i dispositivi potranno essere installati dove il limite è inferiore di oltre venti chilometri a quello previsto dal Codice della strada, “salvo specifiche e motivate deroghe“. Questo significa che ad esempio nelle strade extraurbane principali, dove il limite è di 110 km/h, il rilevatore potrà essere utilizzato solo quando il limite di velocità è fissato ad almeno 90 km/h, ma non per limiti inferiori. Questa scelta è stata giustificata dal ministro Salvini con l’esigenza di eliminare “gli autovelox trappola”, incentivando invece l’introduzione di dispositivi nei luoghi affollati come le scuole e gli ospedali.
Riguardo ad una contestazione immediata, sotto i 50 km/h orari sarà ancora possibile. Si potranno invece, utilizzare dispositivi che si trovano su un veicolo in movimento, senza contestazione immediata, solo qualora non sia possibile collocare postazioni fisse o mobili. È però necessario, in qualsiasi caso, che gli autovelox a bordo delle macchine delle forze dell’ordine siano adeguatamente riconoscibili. Cosa non meno importante, la collocazione degli autovelox viene sottratta alle amministrazioni locali. Saranno i prefetti a determinare i tratti di strada in cui posizionare i rilevatori. Non potranno farlo ovunque, ma solo in aree che siano riconosciute come ad alto tasso di incidenti, e dove sia difficile o impossibile effettuare la contestazione immediata a causa delle condizioni strutturali in cui si trova strada.
Come sopra anticipato, i Comuni avranno dodici mesi di tempo per adeguare gli autovelox alle nuove regole. Nel testo non si fa però riferimento al problema dell’omologazione dei dispositivi. La questione è stata oggetto di una recente sentenza della Corte di cassazione, che ha annullato una multa comminata perché l’autovelox che aveva segnalato la sua infrazione era, sì, autorizzato, ma non omologato. La sentenza ha creato un precedente e spianato la strada a una serie di ricorsi per lo stesso motivo. È probabile che il Mit abbia intenzione di risolvere questo problema quanto prima, con l’introduzione del nuovo Codice della strada. Fino a quel momento rimane quindi aperta la strada del ricorso per le multe emesse da rilevatori di velocità non omologati.
Questo sito Web utilizza i cookie. Continuando a utilizzare questo sito Web, acconsenti all'utilizzo dei cookie. Visita la nostra Privacy Policy. Accetto