Un consiglio comunale che lascerà strascichi ancora per molto, quello dell’antivigilia di Natale. Il sindaco di Aversa Alfonso Golia può proseguire il suo mandato, ma le forze in suo sostegno sono cambiate: soltanto il tempo farà capire quali saranno le conseguenze per la città. Intanto, gli effetti del voto in assise sono già visibili all’interno dei partiti, con le tensioni di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle esplose in maniera ancora più evidente. Chi, invece, si gode il momento di gloria è il consigliere regionale Giovanni Zannini, ago della bilancia della nuova maggioranza uscita fuori dopo il voto sull’assestamento di bilancio. “Questa è una fase – esordisce – nella quale solo chi è irresponsabile può pensare che una città importante come Aversa possa rimanere senza amministrazione e affrontare l’emergenza Covid con un commissario. Per cui è quasi doveroso che persone a me vicine abbiano compiuto un gesto di responsabilità. Se poi questa collaborazione produrrà risultatati positivi per la città, ben vengano le convergenze su temi specifici. Insomma – prosegue il consigliere regionale – facciamo i primi cento metri: se la città ne trae beneficio proseguiremo con un altro step”.
Sulle accuse di ribaltoni e cambi di casacca, Zannini non si sente “sfiorato da queste polemiche. Adesso c’è bisogno di un sindaco e di un’amministrazione con cui interloquire, per progettare ciò che necessita alla città: questo è quello che conta. Capisco l’isterismo di qualcuno, ma non è un problema che mi riguarda. Tra l’altro, parecchi di questi che gridano al ribaltone non mi sembra che abbiano un pedigree tale da consentire questa caccia alle streghe”. Anche l’eventuale ingresso in giunta di persone a lui vicine è un problema che Zannini dice di non porsi. “Il mio augurio – sottolinea – è che ci sia un’amministrazione stabile e senza turbolenze interne. Tutto questo per interfacciarsi al meglio con la Regione e portare finanziamenti in città. Valuto la vicenda da questo punto di vista, altro non mi interessa. Sono rappresentato, inoltre, da consiglieri comunali come Giovanni Innocenti, Olga Diana e Francesco Sagliocco, che sarebbero in grado di essere eletti sempre. Non avrebbero, quindi, nessun problema di ricollocazione in un’eventuale elezione. Non abbiamo bisogno, dunque, di ribaltare niente: diamo solo un contributo di stabilità per la città in una fase di emergenza”.
Chi, invece, deve fare i conti al suo interno è il Movimento 5 Stelle. L’onorevole Nicola Grimaldi la pensa diversamente da Roberto Romano, rappresentante in assise dei pentastellati, sfiduciato dopo il voto favorevole all’assestamento di bilancio. “Ho sempre sostenuto che l’amministrazione comunale di Aversa dovrebbe andare a casa. In diciotto mesi non ha prodotto nulla o quasi, tranne in questi ultimi venti giorni con l’emissione di atti inutili. L’amministrazione è, quindi, allo sbando. Si mantiene grazie a quattro elementi dell’opposizione. Una domanda, dunque, sorge spontanea: quanto costa alla città questo compromesso?”. Per Grimaldi, quindi, Romano non si è pronunciato nel civico consesso secondo le indicazioni del Movimento. “Il Movimento 5 Stelle ad Aversa è stato votato come forza d’opposizione. Il nostro compito non era quello di appoggiare la maggioranza, soprattutto su atti politici che ne determinano la sopravvivenza. Il consigliere Roberto Romano non ha rispettato questa linea e quindi il suo operato verrà sottoposto al giudizio dei probiviri. Si tratta – ammette Grimaldi – di una vera e propria sfiducia. Anche perché, nel meet up convocato prima del consiglio comunale, nonostante lui affermi che sia stata espressa fiducia nei suoi confronti, questa riguardava esclusivamente il suo lavoro in assise nei diciotto mesi trascorsi all’opposizione. Invece, per il consiglio comunale sull’assestamento di bilancio, non c’è stata alcuna fiducia in bianco: nove attivisti su tredici, infatti, hanno ribadito che bisognava votare contro. Il no al documento di riequilibrio, essendo un documento politico e non essendo il Movimento 5 Stelle in maggioranza, va votato per prassi. Per votare sì significa che il capo politico, dopo aver sentito i rappresentanti del territorio e il facilitatore regionale, dà il nulla osta, ma non c’è stato nulla di tutto questo. Si è andati contro sia alla prassi sia alla volontà degli attivisti. Romano, dunque, rischia l’espulsione dal Movimento”.
Infine il Pd, alla perenne ricerca (forse) di un’unità al suo interno, che mai come in questa occasione è lontana. Per il segretario cittadino Francesco Gatto “quanto accaduto nel consiglio comunale tenutosi lo scorso 23 dicembre era prevedibile. Ci ritroviamo, dunque, dinnanzi a un quadro politico completamente variato rispetto a diciotto mesi fa. Attendiamo che il sindaco, così come annunciato in consiglio, convochi un tavolo politico nel quale verificare le condizioni di una possibile nuova maggioranza con chi fino a ieri sedeva nei banchi dell’opposizione. Sul fronte del Pd – prosegue Gatto – è emersa da un lato la posizione coerente di una parte che dal primo momento ha sostenuto le posizioni del sindaco e dall’altro il disegno, a mio avviso irresponsabile e vendicativo, dell’altra parte, che pur consapevole di cosa avrebbe potuto determinare il voto contrario sul riequilibrio di bilancio ha ritenuto di sfiduciare il sindaco, ponendosi di fatto all’opposizione. Restiamo in attesa del responso sull’adozione di provvedimenti disciplinari richiesti nei confronti di questi consiglieri. Sulla vicenda il partito nazionale, regionale e provinciale si è già espresso in varie occasioni e la posizione è unilaterale: ‘Sostegno all’amministrazione e al sindaco Golia del Pd’. Mi auguro – conclude Gatto – che chi ha il duro compito di dover giudicare lo faccia al più presto e non si lasci intimidire da chi utilizza il partito in maniera strumentale”.