Cinque commercialisti e un avvocato sono indagati e hanno ricevuto la misura di sospensione dall’esercizio delle rispettive professioni per 12 in quanto accusati di bancarotta fraudolenta, concordataria e falso in attestazioni e relazioni. Le fiamme gialle di Benevento, coordinate dalla locale Procura della Repubblica, hanno avviato le attività investigative dopo che il ricorso alla procedura di concordato preventivo presentato da una società era stato considerato inammissibile. Da qui, pertanto, le verifiche di eventuali abusi delle procedure concordatarie e di ristrutturazione di debiti da parte di alcuni imprenditori del territorio che, insieme con gli indagati, paralizzavano le possibili iniziative recuperatorie da parte dei creditori, che venivano così frodati.
Nello specifico il nucleo polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Benevento, ha proceduto ai dovuti approfondimenti dopo una richiesta di ammissione al concordato preventivo presentata da una società operante nel settore del commercio di materiale ferroso, costituita nella città sannita presso il studio commerciale incriminato. Gli inquirenti hanno quindi riscontrato una carenza informativa circa l’iter che portava alla richiesta di concordato, la mancanza di informazioni esaustive in merito alle relazioni dei professionisti, nonché il ricorso a un’operazione straordinaria di fusione tra due società ormai vuote e l’incorporazione, effettuata in un secondo momento, in una terza società mai attiva. Inoltre, la sede legale della nuova società costituita era stata trasferita a Benevento, dove poi è fallita. In aggiunta a questo, i finanzieri hanno potuto appurare che il professionista attestatore aveva omesso l’esistenza di un decreto di sequestro preventivo eseguito dalla guardia di finanza di Legnago, nel Veronese, di tutti i beni posseduti dall’imprenditore e di due società a lui riconducibili, per un valore di oltre 21 milioni euro.


