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Home Inchieste

Carceri minorili, l’associazione Antigone lancia l’allarme: “In 3 anni +50% di detenuti. Sistema in crisi profonda”

Stando al rapporto di metà anno redatto dall’associazione Antigone il sistema penitenziario minorile italiano versa in uno stato di persistente criticità con, sovraffollamento, degrado e mancanza di alternative

redazione di redazione
30 Luglio 2025
in Inchieste, Italia

Secondo il rapporto semestrale dell’associazione Antigone, aggiornato al 15 giugno 2025, il numero dei detenuti negli Istituti Penali per Minorenni (IPM) ha raggiunto quota 586, di cui 23 ragazze. Un incremento impressionante: +50% rispetto all’ottobre 2022, periodo di insediamento dell’attuale esecutivo. All’epoca i minori reclusi erano 392.

Sovraffollamento, degrado e mancanza di alternative

Oggi 8 strutture su 17 soffrono condizioni di sovraffollamento, fenomeno fino a poco tempo fa sconosciuto per questo tipo di istituti. Durante le visite effettuate, Antigone ha documentato situazioni estreme: materassi per terra, igiene compromessa, celle chiuse per gran parte della giornata, assenza di attività formative e scolastiche. In molti casi, persino le ore d’aria previste dalla legge non vengono garantite. Determinante, secondo l’associazione, è stato l’effetto del decreto Caivano, in vigore dal settembre 2023. La norma ha allargato il ricorso alla custodia cautelare per i minori, limitando contemporaneamente l’accesso a misure alternative alla detenzione. Attualmente oltre il 60% dei reclusi ha meno di 18 anni: 53 hanno meno di 15 anni, mentre 302 rientrano nella fascia 16-17 anni. Preoccupa anche l’elevata quota di stranieri, pari al 46,9% del totale: il 76% proviene dal Nord Africa ed è spesso composto da minori non accompagnati.

Emergenza suicidi: numeri mai così alti

Nel sistema carcerario generale, i dati sui suicidi sono allarmanti. Dall’inizio del 2025, sono stati registrati 45 suicidi nei penitenziari italiani – 11 solo tra giugno e luglio. È il numero più alto degli ultimi dieci anni, secondo l’analisi del dossier di Ristretti Orizzonti. Le vittime includono due donne, 22 persone straniere e 12 senza fissa dimora. La persona più giovane aveva appena 20 anni. In molti casi, il gesto estremo è avvenuto nelle fasi di ingresso o di fine pena. Ben 17 suicidi si sono verificati entro pochi giorni dalla reclusione. Il fenomeno non risparmia nemmeno la Polizia Penitenziaria: sette agenti si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno. Tre di questi casi si sono verificati tra giugno e luglio.

Autolesionismo e salute mentale in peggioramento

Il monitoraggio condotto da Antigone negli ultimi dodici mesi mostra un forte aumento degli atti di autolesionismo: 22,3 ogni 100 detenuti (erano 17,4 l’anno scorso). Anche i tentativi di suicidio sono in crescita, con una media di 3,2 ogni 100 detenuti. Il 14,2% dei reclusi presenta patologie psichiatriche gravi. Quasi la metà assume stabilizzanti dell’umore, antidepressivi o sedativi, con un costante aumento rispetto agli anni precedenti. I detenuti tossicodipendenti rappresentano circa il 22%.

Spazio vitale: ancora sotto la soglia minima

Un’altra criticità evidenziata dal report riguarda le condizioni strutturali delle celle: nel 35,3% degli istituti visitati, lo spazio calpestabile per detenuto è inferiore ai 3 metri quadrati, soglia ritenuta minima dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Un’interpretazione normativa contestata da Antigone riguarda il metodo di calcolo dello spazio disponibile, che esclude bagni e arredi fissi come letti e armadietti, alterando così i dati ufficiali e favorendo sovraffollamenti mascherati. La situazione odierna è persino peggiore rispetto a quella che, nel 2013, aveva portato alla celebre sentenza Torreggiani: oggi si registrano oltre 4.000 ricorsi accolti ogni anno per violazione dei diritti umani, rispetto ai ricorsi pendenti di allora.

Misure alternative: cresce il numero, ma l’accesso resta limitato

Parallelamente all’aumento dei detenuti, si è registrato anche un incremento nelle misure alternative alla detenzione. Al 15 giugno 2025, erano 100.639 le persone affidate all’Ufficio per l’esecuzione penale esterna, circa 10.000 in più rispetto al 2024. La misura più adottata è l’affidamento in prova ai servizi sociali, che coinvolge oggi oltre 34.500 individui. Tuttavia, secondo Antigone, il potenziale delle alternative resta ancora largamente inespresso: più di 23.000 detenuti con pene residue inferiori a tre anni potrebbero teoricamente accedere a queste misure, ma non lo fanno per mancanza di strumenti e volontà istituzionale.

Critiche al governo: “Servono scelte strutturali, non misure tampone”

Il rapporto si chiude con una dura critica alle strategie del governo. Le misure varate finora, secondo Antigone, mancano di visione e incidono poco sul problema strutturale. Particolare perplessità suscita il disegno di legge del 22 luglio 2025, che prevede la detenzione domiciliare in comunità terapeutiche per persone tossicodipendenti. Secondo l’associazione, si tratta di una proposta che sostituisce uno strumento rieducativo, come l’affidamento in prova, con una forma più rigida e selettiva di detenzione. Anche il piano di edilizia penitenziaria, che prevede la creazione di 7.000 nuovi posti, viene definito “illusorio”: nell’ultimo anno sono stati attivati appena 42 posti, mentre ne sono stati persi quasi 400. “La soluzione – ribadisce Antigone – non è costruire più carceri, ma ridurre il ricorso alla detenzione, in particolare per reati minori e per soggetti fragili”. Infine, viene respinta anche l’ipotesi di rimpatriare in massa i detenuti stranieri: si tratterebbe, secondo il report, di una grave violazione dei diritti fondamentali.

Tags: carcerecarcere minoriliprimopianoSovraffollamento Carceri
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