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Home Economia

Carrello della spesa sempre più costoso: dal pane all’olio di semi la top ten dei rincari

Allarme di Coldiretti, balzano i prezzi di beni primari facendo lievitare l'inflazione. Stilata una black list degli aumenti sullo scaffale

redazione di redazione
30 Aprile 2022
in Economia, Italia

Un carrello della spesa sempre più caro, a causa dell’effetto domino dei prezzi del caro energia alimentato dalla guerra, colpisce i bilanci delle famiglie, soprattutto i 5,6 milioni di italiani che si trovano in condizioni di povertà assoluta. Balzano i prezzi di beni primari, come olio, pane, pasta, carne, frutta e verdura, facendo lievitare l’inflazione: si va da aumenti del +63,5% dell’olio di semi che sta diventando introvabile al +8,4% del pane.

È quanto emerge dallo studio della a Coldiretti che ha stilato una black list degli aumenti sullo scaffale sulla base delle rilevazioni Istat sull’inflazione ad aprile 2022, alla vigilia del Cibus.

In vetta alla classifica dei rincari ci sono gli oli di semi, soprattutto quello di girasole, – sottolinea Coldiretti – che risente del conflitto in Ucraina, primo produttore di semi di girasole e ha dovuto interrompere le spedizioni causa della guerra, mentre al secondo posto c’è la farina, con i prezzi in salita del 17,2% trainati dagli aumenti del grano, e al terzo il burro (+15,7%). Rincari a doppia cifra anche per la pasta (+14,1%) con la corsa agli acquisti nei supermercati per fare scorte, seguita da carne di pollo (+12,2%) e verdura fresca (+12%). A seguire nella graduatoria dei rincari – precisa la Coldiretti – ci sono frutti di mare con +10,2%, gelati a +9,5%, uova con +9,3%, mentre chiude la classifica il pane, che costa l’8,4% in più rispetto allo scorso anno.


L’impatto maggiore della guerra si sente però sulla filiera agroalimentare, dato che i compensi per agricoltori e allevatori non riescono neanche a coprire i costi di produzione. Nelle campagne – precisa Coldiretti – si registrano aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio con incrementi dei costi correnti di oltre 15.700 euro in media ma con punte oltre 47mila euro per le stalle da latte e picchi fino a 99mila euro per gli allevamenti di polli, secondo lo studio del Crea.

Più di 1 azienda agricola su 10 (11%) è in una situazione così critica che rischia la cessazione dell’attività, ma quasi un terzo del totale nazionale (30%) si trova comunque costretto in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione. Uno tsunami che si è abbattuto a valanga sulle aziende agricole con rincari per gli acquisti di concimi, imballaggi, gasolio, attrezzi e macchinari che stanno mettendo in crisi i bilanci delle aziende agricole.

“Occorre lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “nell’immediato bisogna intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con interventi immediati per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro”.

Tags: Coldirettiprimopianorincari
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