Casal di Principe, imprenditore agricolo denunciato per sfruttamento di lavoratori extracomunitari
Le indagini del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Caserta hanno rivelato che i lavoratori erano giunti in Italia pagando somme elevate a trafficanti stranieri, attratti dalla promessa di un impiego e di regolarizzazione
A seguito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Caserta hanno eseguito un’ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli Nord. Il provvedimento, emesso su richiesta della Procura, ha imposto a un imprenditore agricolo di Casal di Principe l’obbligo di presentarsi regolarmente alla polizia giudiziaria e il divieto temporaneo di svolgere attività professionali o imprenditoriali.
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L’imprenditore è accusato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, con gravi indizi che lo collegano all’impiego di quattro lavoratori extracomunitari privi di regolare permesso di soggiorno. Questi ultimi erano impiegati nei campi agricoli in condizioni di grave sfruttamento.
Le indagini e le accuse
Attraverso controlli effettuati nell’azienda agricola dell’indagato e le testimonianze dei lavoratori coinvolti, sono emerse violazioni dell’art. 603 bis del Codice penale. I braccianti lavoravano senza rispetto delle norme contrattuali, ricevendo paghe misere e irregolari, ben lontane dagli standard previsti dai contratti collettivi nazionali e territoriali. Inoltre, erano obbligati a turni estenuanti, privi di riposi adeguati, ferie o tutele in materia di sicurezza e igiene. In alcuni casi, i lavoratori vivevano in sistemazioni degradanti, come container privi di acqua ed elettricità, all’interno della stessa azienda agricola. Costretti a sopportare condizioni estreme, erano spesso affaticati, privi di sorveglianza sanitaria e senza alcuna protezione da parte del datore di lavoro.
Il contesto di sfruttamento
Le indagini hanno rivelato che i lavoratori erano giunti in Italia pagando somme elevate a trafficanti stranieri, attratti dalla promessa di un impiego e di regolarizzazione. Una volta arrivati, si sono trovati in uno stato di totale dipendenza economica e lavorativa, obbligati ad accettare condizioni sfavorevoli per sopravvivere e sostenere le famiglie nei Paesi d’origine. L’imprenditore esercitava un controllo coercitivo, limitando la libertà di movimento dei lavoratori, che dovevano rendere conto di ogni spostamento.
Provvedimenti e tutela delle vittime
Le Autorità hanno preso in carico i lavoratori, trasferendoli in strutture protette per salvaguardarne la dignità e la libertà personale. La gravità delle violazioni, insieme al rischio che l’imprenditore potesse reiterare i comportamenti, ha portato all’applicazione delle misure cautelari.
Questo caso getta luce sulle condizioni di sfruttamento che ancora affliggono il settore agricolo e sottolinea la necessità di interventi strutturali per garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori più vulnerabili.
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