Lo sconcertante episodio avvenne Il 25 marzo scorso nell’area parcheggio del complesso di edilizia popolare nella zona del rione Caravita, all’altezza del civico 12 di via Matilde Serao. Un ragazzo, alla guida di una Smart e armato di pistola, esplose due proiettili verso di un gruppo di persone, colpendo invece una Fiat Panda parcheggiata. Nel momento del sopralluogo, a terra furono trovati due bossoli calibro 6,35. Un terzo proiettile centrò il bagagliaio dell’auto di un residente.
A distanza di circa otto mesi, le indagini hanno portato all’identificazione di un quindicenne di Cercola, provincia di Napoli, arrestato dai carabinieri della locale stazione. Il giovane è stato sottoposto a provvedimenti detentivi disposti dal Tribunale per i Minorenni di Napoli.
Le indagini della Procura della Repubblica di Napoli, condotte dai carabinieri di Cercola, sono state supportate da telecamere e intercettazioni che, hanno permesso di ricostruire dettagliatamente l’accaduto, portando all’accumulo di gravi
indizi contro il 15enne, il quale è ora accusato di detenzione e porto in luogo pubblico di arma da fuoco. Ancora da chiarire cause e complicità della vicenda.
Nel dettaglio, Il minorenne, alla guida di una Smart ForTwo intestata alla compagna del padre, è stato individuato grazie alle registrazioni delle telecamere. Dopo una perquisizione avvenuta il 13 aprile scorso, il giovane è diventato irreperibile, ma il 5 maggio ha manifestato l’intenzione di presentarsi in caserma con i genitori per chiarire la situazione. Tuttavia, durante l’interrogatorio con il PM, ha scelto di non rispondere. Il 19 maggio è stato eseguito il sequestro del suo telefono cellulare, il cui esame ha rivelato messaggi eliminati e fotografie legate agli eventi del 25 marzo. Le reazioni nella sua cerchia sociale, evidenziate da alcune chat, mostrano la preoccupazione della madre e di altri interlocutori per la sua condotta. Inaspettatamente, il giovane sembrava compiaciuto del clamore mediatico generato dalle sue azioni, come dimostrano le fotografie sul suo telefono raffiguranti armi e articoli di giornale riguardanti l’incidente.
Il giudice, nel motivare l’ordinanza di collocamento in comunità, ha sottolineato la notevole determinazione del giovane a delinquere e il rischio elevato di commettere gravi reati con l’uso di armi. Nonostante la giovane età, il quindicenne mostrava una disponibilità ad armi e sembrava legato a contesti criminali pericolosi. L’analisi del suo smartphone ha rivelato contenuti “allarmanti” che denotano un radicamento di modelli comportamentali devianti e antisociali.