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Home Cronaca Caserta

Cesa, omicidio fratelli Marrandino: la Corte d’Appello blinda l’ergastolo per Antonio Mangiacapre

La Corte d'Assise d'Appello conferma il massimo della pena per Mangiacapre: per lui anche 3 anni di isolamento diurno. Il duplice delitto avvenne a Succivo nel giugno 2024 dopo una lite per la viabilità

redazione di redazione
8 Luglio 2026
in Caserta, Cronaca

Nessuno sconto di pena e verdetto di primo grado integralmente confermato. La prima sezione della Corte d’assise d’appello di Napoli, presieduta dal giudice Saraceno, ha ribadito la condanna all’ergastolo con tre anni di isolamento diurno per Antonio Mangiacapre. L’uomo è l’autore del brutale duplice omicidio dei fratelli Claudio e Marco Marrandino, avvenuto nel giugno del 2024 nei pressi dello svincolo della Nola-Villa Literno nel territorio di Succivo. La tragedia, che aveva sconvolto l’intera comunità, si era consumata per un banale e repentino diverbio legato a motivi di viabilità. I giudici di secondo grado hanno respinto in toto i motivi di ricorso presentati dalla difesa dell’imputato, che puntava a ottenere una riduzione della condanna.

La reazione delle parti civili

La lettura del dispositivo ha trovato il pieno favore dei legali di parte civile, gli avvocati Luigi Poziello e Dario Carmine Procentese, quest’ultimo legato anche da un profondo e storico rapporto di amicizia con una delle due vittime, l’avvocato Marco Marrandino. I difensori hanno espresso piena soddisfazione per la conferma del “fine pena mai”, una sentenza che rende giustizia alla memoria dei due giovani.

L’inutile lettera di scuse del killer

Il verdetto arriva a pochi giorni di distanza dal deposito di una memoria scritta in cui Mangiacapre tentava un’ultima e disperata mossa, chiedendo perdono ai familiari delle vittime e ammettendo l’assurdità del proprio gesto. “L’unica cosa che posso fare è chiedere perdono, pur sapendo che una richiesta del genere non potrà trovare accoglimento per la sconsideratezza del gesto compiuto“, aveva scritto l’imputato nella missiva, parlando di un “grande stato di esasperazione e di timore” che non era stato in grado di gestire al momento dei fatti. Parole e giustificazioni che, tuttavia, non hanno scalfito il convincimento dei giudici d’appello sulla gravità e sulla ferocia dell’esecuzione.

Tags: cesaergastolofratelli Marrandinoomicidio
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