È stato pubblicato anche quest’anno il rapporto sulla qualità della vita a cura del Sole 24 Ore. I fattori considerati dagli economisti del quotidiano economico-finanziario tengono conto di sei macroaree tematiche sulle quali è stata condotta l’analisi: la prima riguarda la ricchezza pro-capite e i consumi dei cittadini; la seconda il tasso demografico e l’accesso alle cure sanitarie; la terza la mole d’affari e l’accesso al mondo del lavoro; la quarta la tutela dell’ambiente e la qualità dei servizi offerti; la quinta è inerente al funzionamento della giustizia, alla sicurezza e al tasso di criminalità, mentre il sesto e ultimo parametro preso in considerazione riguarda l’accessibilità ai luoghi della cultura e della conoscenza, oltre alla possibilità di praticare sport e impiegare il tempo libero in città.
Ebbene, all’interno della classifica stilata dal Sole 24 Ore, il Mezzogiorno è stabilmente in fondo alla classifica della «Qualità della vita». E tra gli ultimi posti si sistemano anche tutti i territori della Campania.
Su 107 aree analizzate, Caserta è 100esima (perde sei posizioni rispetto al 2020), Avellino crolla ed è 93esima (-9), Napoli guadagna due posti ma è solo 90esima, Salerno avanza di quattro posti ma è solo 89esima e infine Benevento è 86esima (-7).
Nei dati c’è tutto il paradosso del Sud. La provincia di Napoli, ad esempio, è prima in Italia per patrimonio museale ma è ultima per spazio abitativo. Salerno è, invece, tra le ultime province per ricchezza e consumi ed è messa male per ambiente e servizi. Caserta è terzultima in Italia per spesa sociale nei comuni.
A influire pesantemente sulle condizioni socio-economiche della città, così come emerge dallo studio pubblicato, è stata la pandemia da Coronavirus, che ha letteralmente messo in ginocchio il comparto turistico e il settore della ristorazione, che in una città a vocazione turistica come Napoli rappresentano una fetta consistente dell’indotto cittadino.
Su scala nazionale, secondo la 32ma edizione del rapporto «Qualità della vita» Trieste conduce, Milano incalza e Trento resta solida al terzo posto. All’ultimo posto c’è Crotone. Confermate nella top ten. anche Aosta (4ª), Bolzano (5ª), Bologna (6ª), Pordenone (7ª), Verona (8ª) e Udine (9ª) che confermano la loro vivibilità e Treviso (10ª) è l’unica new entry, anche grazie al primato nella Qualità della vita delle donne, l’indice presentato per la prima volta quest’anno per mettere al centro le tematiche di genere nella ripresa post-pandemia.
Monza e Brianza (14ª), invece, si riprende il posto nella parte alta della classifica anche grazie a «Ricchezza e consumi» (con valori al top sia nella spesa delle famiglie per beni durevoli sia nella retribuzione media annua dei lavori dipendenti) al tasso di imprese che fanno e-commerce, al primato del verde storico che tiene conto dell’estensione del Parco di Monza, e al ridotto numero di infortuni gravi sul lavoro. Brescia guadagna 18 posizioni e Bergamo 13.
Il progressivo superamento della crisi pandemica rilancia altre città metropolitane. Firenze dal 27° all’11°, Roma sale dal 32° al 13°. In controtendenza, invece, Cagliari, Torino, Genova, Palermo e Catania che perdono tutte qualche posizione rispetto al 2020. È scendendo nella classifica del benessere, Ferrara (-11 posizioni) passando per le province marchigiane, arrivando a Chieti e Pescara.
Naples, Italy – June 17, 2016: View of the Dell’Ovo castle from the waterfront promenade
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