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Home Economia

Confindustria Caserta, Massimiliano Santoli nuovo presidente delle piccole imprese

L'architetto aversano assume anche l'incarico di vicepresidente dell'associazione degli industriali di Terra di lavoro e resterà in carica per il quadriennio 2020-2024

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
11 Ottobre 2020
in Economia
Confindustria

Massimiliano Santoli

Massimiliano Santoli è il nuovo presidente della Piccola industria di Confindustria Caserta. Eletto all’unanimità, succede a Giovanni Bo e resterà in carica per il quadriennio 2020-2024, assumendo di diritto anche l’incarico di vicepresidente dell’associazione degli industriali di Terra di lavoro. Santoli, 48 anni, sposato e con un figlio, è architetto ed è titolare, assieme al socio Manfredi Paterniti, di Studioesse, un’agenzia che si occupa di marketing, comunicazione e grandi eventi con uffici ad Aversa, Roma e Milano.

Presidente Santoli, quali sono gli obiettivi che si pone per le piccole imprese durante il suo mandato?
“Mi piacerebbe che Confindustria Caserta diventasse più centrale. Lo è già tanto, grazie al presidente Luigi Traettino, e vorrei che diventasse un riferimento per le piccole imprese. L’Asi della provincia di Caserta è la più grande del Mezzogiorno. Immaginiamo, quindi, cosa abbiamo in termini di cultura di impresa e di relazioni. Banalmente, vorrei che ci conoscessimo sempre meglio. È fra le prime cose che intendo portare avanti: vorrei che le imprese si conoscano fra di loro, perché ci sono tante aziende non iscritte a Confindustria che sono autentiche eccellenze. Questo anche e soprattutto per rifare business fra di noi. Perché nel momento in cui la globalizzazione si è rivelata fallace su alcune cose, dobbiamo ritornare al mercato interno, ritornare a rivendere nella nostra Italia e nella nostra Campania. Chiaramente bisogna sempre tenere un occhio all’export, ma in un momento così drammatico della nostra economia torniamo anche a pensare a mercati più vicini. Mi farebbe piacere che le imprese incominciassero a beneficiare dell’apporto della piccola industria in termini di formazione. Organizzeremo una serie di giornate di approfondimento su decreti, misure per la liquidità, misure bancarie, a favore non solo degli iscritti ma anche delle imprese non iscritte alla nostra associazione, per farla conoscere e promuovere i valori dell’impresa”.

Il Covid-19 ha frenato la crescita delle imprese. In questo momento storico c’è un margine per riprendere il cammino e a quali condizioni?
“Parlavo con un imprenditore serico che mi diceva di essere completamente fermo perché vende i suoi prodotti alle navi da crociera. Il blocco del turismo, uno tra i settori più colpiti, ricade, quindi, su tutta la filiera. La prima cosa di fare è pensare se all’interno della propria linea produttiva ci possa essere la possibilità di una diversificazione. Ciò non deve significare che se oggi fai seta, domani fai mobili a stile Ikea. Diversificazione significa sfruttare la mia esperienza, la linea produttiva, la filiera, i prodotti per fare qualcosa di diverso che possa bypassare il momento negativo. Comincio a fare prototipi diversi e se non posso vendere alle navi provo a rivolgermi al mercato interno, ad esempio dell’arredamento di lusso. Diversificazione, quindi, ma senza buttare all’aria l’esperienza. La seconda cosa è l’innovazione. Sarà la nostra parola chiave per quattro anni. Questo è il veramente il gap che ci divide dal Nord Italia e dal resto dell’Europa, oltre a una pessima connessione internet, perché con la banda larga siamo fermi. Inoltre, dobbiamo attingere al mercato interno. La nostra nuova mission sarà quella di darci una mano”.  

Lei ha parlato di innovazione. Vale per le imprese, ma vale anche per le istituzioni, la scuola, le università. In un territorio complesso come la provincia di Caserta ritiene che queste realtà siano pronte?
“Un’altra cosa che intendiamo fare è sempre più incontri con le università e, se possiamo, anche con gli istituti superiori di indirizzo tecnico. Questo per riuscire a creare una rete sempre più fitta. Così come creare un’integrazione con la parte politica, almeno con i sindaci delle città più grandi. Non possiamo più essere scollegati. Se prima della pandemia, pur non essendo un momento roseo, l’azienda riusciva a fatturare e andare avanti, rimanendo però scollata da tutto il resto, ora non lo può più fare. Non è facile, ma l’integrazione, secondo me, prevede un tavolo a tre gambe: la parte politica, le imprese e l’università. Il momento è particolare, se facciamo da soli non andiamo da nessuna parte: la rotta si deve seguire tutti insieme”.

Cos’è che va migliorato nel rapporto fra imprese e istituzioni?
“Questa è una domanda epocale. Da parte mia cercherò di essere sempre meno individualista. Non lo sono stati i miei predecessori, io lo sarò ancora meno. Un grandissimo esempio che abbiamo dato come Confindustria è la rivalutazione di piazza Carlo III a Caserta, ora piazza Carlo di Borbone. Gli imprenditori della provincia di Caserta, da qualche anno, stanno mettendo a posto la piazza davanti alla Reggia, la più grande d’Italia. È un esempio positivo, che non può diventare la regola, non possiamo sostituirci allo Stato, ma in una fase difficile, dove i conti delle città sono spesso in rosso, questa potrebbe essere definita una fase di start up per aiutare chi deve amministrare. Noi possiamo dare l’esempio in prima persona, mettendoci i soldi, come hanno fatto gli imprenditori della provincia di Caserta, ma anche la politica deve fare la sua parte. Abbiamo dato un esempio che può servire da sprone e da volano”.

Lei è stato anche past president dei giovani imprenditori di Confindustria Caserta. Cosa porterà di quella esperienza nel nuovo ruolo che le è stato assegnato?
“L’esperienza precedente è stata grandissima, soprattutto in termini di relazioni. Ho conosciuto giovani imprenditori di tutta Italia che ancora oggi sono miei amici; e molti di loro hanno fatto la stessa mia esperienza, diventando presidenti della piccola industria, anche regionale. Confindustria è anche una scuola di imprenditoria in cui impari tante cose. La presidenza dei giovani imprenditori mi ha insegnato a stare assieme ai grandi imprenditori, che ti lasciano il loro sapere, il loro know how, anche le loro sconfitte o vittorie, dalle quali puoi trarre esperienza. Ora questa esperienza ti porta a un livello superiore. Le piccole-medie aziende rappresentano la vera ossatura del comparto di Confindustria Caserta. Per regolamento, queste aziende hanno sotto i cinquanta dipendenti e sono il novanta per cento di quelle italiane, quindi anche a Caserta costituiscono quasi la totalità delle aziende. È una bella sfida e spero di poterla interpretare al meglio”.

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