Inutile negarlo, il coronavirus fa paura un po’ a tutti e, si può aggiungere tranquillamente, fa paura per una serie di motivazioni assolutamente condivisibili: è una malattia su cui la scienza sa ancora poco, ad oggi non esiste cura né tantomeno vaccino e, dato importante, sembra diffondersi con la stessa facilità di una banale influenza. In questi casi, tuttavia, se c’è una cosa che anticipa e batte sempre per velocità di diffusione un nuovo agente patogeno è la psicosi da contagio che, da sempre, queste malattie scatenano nella mente di molti. I
l coronavirus non sta facendo eccezione: negli ultimi giorni, in Italia, si moltiplicano i casi di persone che, nel terrore estremo del contagio, valicano il confine tra ragionevole precauzione e comportamenti irrazionali e immotivati, richiamando molto da vicino la caccia all’untore della Milano di manzoniana memoria. Per il diffondersi di questa malattia del pensiero, l’unica cura possibile è una corretta informazione. Specialmente quando, come spesso accade, ci si trova davanti a casi che, per chiunque non abbia una preparazione scientifica adeguata, risultano di difficile interpretazione.
Ne è un esempio perfetto quanto sta accadendo, in questi giorni, a Telese Terme, in provincia di Benevento, dove le classi di un’intera scuola comprensiva rischiano di svuotarsi a causa della paura di un possibile contagio da parte dei genitori di molti studenti. La motivazione sarebbe la presenza di una bambina cinese, alunna dell’istituto, recentemente rientrata da un viaggio nella sua terra d’origine. Andando a fondo nella questione, che a prima vista potrebbe risultare spinosa, si scopre che la bimba in questione si sarebbe recata con la propria famiglia nella città costiera di Wenzho, a più di mille chilometri dalla più vicine aree colpite dal coronavirus e che, nonostante il rischio di contagio permane ancorché molto basso, i genitori della piccola abbiano responsabilmente deciso di farle osservare un periodo di assenza dalle lezioni, per fugare ogni ragionevole dubbio sulla salute della figlia.
In una nota pubblicata sul sito della scuola, la dirigente scolastica Rosa Pellegrino ha tentato di rassicurare i genitori degli alunni: “Ho a cuore la salute di tutti i miei alunni e del personale scolastico – si legge nel comunicato – e sarei un’incosciente a metterla in pericolo ammettendo in classe un alunno infetto. Ma non è il caso della nostra alunna, che sta bene, a casa per scelta dei genitori i quali, con grande senso di responsabilità e sensibilità, stanno privando la figlia delle attività didattiche pur di non creare scompiglio fra le famiglie”.