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Home Cronaca

Coronavirus, la testimonianza di una famiglia napoletana residente a Casalpusterlengo

Ignazio Riccio di Ignazio Riccio
23 Febbraio 2020
in Cronaca
in risalita

in risalita

Casalpusterlengo, piccolo centro del Lodigiano, è balzato agli onori della cronaca nazionale per il decesso di una donna di 77 anni, positiva al Coronavirus. Il tampone effettuato dopo la morte ha confermato il contagio, gettando nel panico un’intera comunità. L’anziana è la seconda vittima in Italia, dopo il 78enne padovano.

Nel cuore della Lombardia vivono alcune famiglie originarie della Campania e una di queste alloggia proprio a Casalpusterlengo. I Casaburo si sono trasferiti al nord diversi anni fa, marito e moglie hanno trovato lavoro in provincia di Lodi e si sono fermati lì in pianta stabile. Spesso, però, scendono a Napoli, a Grumo Nevano e a Frattaminore, dove risiedono i loro familiari. L’unica figlia della coppia, Lucia (nella foto), è nata al nord. Di tanto in tanto anche lei ritorna in Campania, insieme al marito, Mattia Fiorani, che invece è lombardo, ma ha imparato ad amare le bellezze del sud.

Sono loro a raccontarci i disagi e le preoccupazioni che stanno vivendo i cittadini dopo l’esplosione dei casi di Coronavirus sul territorio. “Il momento non è dei migliori – afferma Mattia – ci è caduto il mondo addosso da un giorno all’altro”. Da venerdì scorso la situazione è precipitata. Dopo i primi contagi c’è stata la chiusura delle aziende e di alcuni uffici, mentre le istituzioni hanno diramato un’ordinanza obbligando i residenti a non uscire dalla zona rossa. “Le cose sono peggiorate nelle ultime ore – continua Mattia – da sabato non possiamo più muoverci”.

Per il momento non ci sono barriere fisiche ai confini, ma le persone, terrorizzate dal Coronavirus, stanno seguendo alla lettera i dettami dell’ordinanza. Ieri sera la task force tra le istituzioni ha deciso di procedere per gradi. Se la situazione dovesse peggiorare si farà ricorso anche all’Esercito. “Sembra di abitare in una città fantasma – dice Lucia, che è in attesa del suo primo figlio – non si sente niente e nessuno, ascoltiamo solo le sirene delle ambulanze”.

In città si esce solo per fare la spesa ai supermercati, ma a gruppi di dieci alla volta e rigorosamente con la mascherina. “A quello che so – spiega Lucia – i centri commerciali sono quasi svuotati, dato che i rifornitori non stanno consegnando i prodotti. Non so neppure fino a che punto si possa fare compere. Noi abbiamo deciso di restare a casa nostra, da soli, stiamo vedendo al massimo i nostri genitori. Per quanto mi riguarda, dato che aspetto un bambino, non voglio vedere nessuno, non voglio parlare con nessuno, per precauzione. Se devo essere sincera ho un po’ paura”.

I centri del lodigiano sono molto piccoli e le persone si frequentano e si conoscono. I luoghi di ritrovo sono uguali per tutti. Lucia e Mattia, mentre parlano, sono accanto ai loro genitori, sarebbero tentati di tornare a Napoli, ma il pensiero li sfiora solo per un momento. “Siamo qui, siamo radicati in questo posto – conclude Lucia – e poi se vedessero dalla nostra carta d’identità che abitiamo a Casalpusterlengo non so se ci farebbero scendere”. Una frase buttata lì anche con ironia, ma che fa comprendere lo stato d’allarme che si inizia a vivere nel nostro Paese.

 

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Tags: CasalpusterlengoFrattaminoreGrumo Nevano
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