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Home Cronaca

Coronavirus, i lavoratori dello spettacolo chiedono il Reddito di quarantena

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
15 Marzo 2020
in Cronaca, Cultura, Spettacoli

Lo chiamano ‘Reddito di quarantena’. Lo chiedono i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo, non solo attori, anche tecnici, costumisti, musicisti, ballerini. Non sono tutelati, non hanno un sindacato cui rivolgersi, ma subiscono più di altri, nel loro settore, la chiusura dei teatri dovuta alle misure anti-Coronavirus. Sono i lavoratori a tempo indeterminato, quelli con la partita Iva o coloro che, nel gergo, chiamano intermittenti.

Nel web hanno trovato l’occasione per unirsi. La pagina Facebook su cui si scambiano opinioni e avanzano proposte si chiama ‘Lavoratori e lavoratrici dello spettacolo per il sostegno al reddito’. Al loro fianco, nella richiesta delle medesime rivendicazioni, gli attori del gruppo ‘Registro di categoria attori campani’.

Così è nata la “proposta di iniziativa telematica” o “manifestazione web 2.0”, attraverso cui hanno chiesto al Governo di inserire nel decreto di prossima uscita le loro richieste, la principale delle quali è l’istituzione di un fondo per il ‘Reddito di quarantena’ che “garantisca continuità salariale a chi è costretto allo stop dell’attività, rivolto ai lavoratori e alle lavoratrici in partita Iva e, in generale, a tutte le categorie prive di tutela”.

Tra altre richieste “la sospensione immediata di tutti i pagamenti quali mutuo, prestiti personali, consumi, tasse” e, soprattutto, un ritorno al passato che vale anche per il futuro, cioè che “la durata dell’indennità mensile torni ad essere minimo di 8 mesi” attraverso la reintroduzione della Aspi, abolita con il Jobs act e sostituita dalla Naspi, “provvedimento totalmente inadeguato”.

Samos Santella è un tecnico delle luci che ha lavorato nella compagnia di Vincenzo Salemme. In Campania è uno dei più attivi e spiega cosa si aspettano i lavoratori dello spettacolo dal decreto del Governo. “Non abbiamo ancora elementi concreti, ma alcune delle nostre richieste potrebbero essere inserite nel decreto”.

“Il ‘Reddito di quarantena’ – prosegue Santella – è la misura più necessaria. Anche se i teatri riaprissero appena dopo il 3 aprile, molte compagnie puntano a tornare in scena a settembre. La nostra lotta, per la prima volta, unifica molte figure precarie. Abbiamo fatto un’assemblea telematica che ha coinvolto tutti in Italia. Un primo momento di confronto fra molte categorie dello spettacolo, compresi gli attori che vivono nelle nostre stesse condizioni. In questa assemblea ci hanno aiutato molto i sindacati di base Usb e Adl Cobas”.

Santella passa poi alla questione Naspi. “È un sussidio di disoccupazione non idoneo alle figure professionali di attori e tecnici. In molti di noi non riescono a fare 150 giorni di lavori in un anno. Con il Jobs act e la Naspi, i lavoratori che hanno avuto un contratto a tempo indeterminato vengono pagati per la metà dei giorni di lavoro effettuati. Per questo chiediamo di tornare alla Aspi, che copriva un massimo di 8 mesi su 12 in caso di mancanza di lavoro”.

Arduino Speranza è invece un attore. Rimarca la richiesta di un reddito e del ritorno alla Aspi, ma punta anche ad una ‘vecchia’ battaglia degli attori, quella dell’albo o del registro di categoria. “Da quando eravamo considerati una classe privilegiata, grazie al Jobs act siamo diventati alla pari, con tutto il rispetto, dei lavoratori stagionali. Ora abbiamo solo la Naspi, praticamente un niente per chi come me lavora con una compagnia nazionale insieme a Biagio Izzo e da 140 repliche se ne ritrova la metà. Così le società hanno dovuto licenziare i propri dipendenti, compresi i tecnici, coloro che sono i meno tutelati. Ecco perché chiediamo anche noi il ‘Reddito di quarantena’ per tutti i lavoratori precari dello spettacolo e il ritorno alla Aspi”.

L’albo o il registro di categoria rimane l’obiettivo di Speranza e dei suoi colleghi. “È uno dei motivi per cui non siamo tutelati. È stato calcolato che in Italia gli attori di professione sono circa 8.000, con i tecnici arriviamo a 25.000, senza calcolare, ad esempio, i costumisti che sono visti come lavoratori indipendenti. Chiediamo un albo o un registro di categoria, come esiste negli altri Paesi europei, perché oggi In Italia chiunque può definirsi attore, l’importante che abbia fatto Amici o il Grande fratello”, conclude Speranza.

 

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