È ormai una corsa contro il tempo quella del Governo per decidere, definitivamente, cosa ne sarà delle festività natalizie degli italiani. La strada sembra essere una sola, in seguito, soprattutto, alle immagini rese note in questi giorni di vari assembramenti in giro per le città di tutta Italia. Con un occhio si guarda anche a cosa sta facendo la vicina Germania, che dispone nuove e importanti restrizioni per evitare la crescita esponenziale della pandemia da Covid-19. Sebbene i nuovi positivi siano in calo, con 12.030 contagi nelle ultime ventiquattr’ore, continua a spaventare il numero alto di morti, ancora intorno ai 500, e la pressione sulle terapie intensive. Dovrebbero giungere tra stasera e domani notizie più certe, in seguito a una riunione tra il Comitato tecnico scientifico, il premier Giuseppe Conte e i capi delegazione. Tra le ipotesi più accreditate, quella d’istituire una grande zona rossa in tutta Italia nel periodo che va dalla vigilia di Natale a Santo Stefano e da San Silvestro a Capodanno, tenendo così aperti solo i servizi essenziali.

Ma quella che sembra avanzare come ipotesi più accreditata è la scelta di una grande zona arancione nazionale, con negozi aperti, ristoranti e bar chiusi, con coprifuoco anticipato alle 18 o alle 20. Le voci del premier, del ministro della Salute Roberto Speranza e degli Affari regionali Francesco Boccia si uniscono per affermare la stessa cosa: bisogna scongiurare una possibile terza ondata, con ulteriori strette. Un’unica deroga possibile potrebbe essere quella degli spostamenti tra piccoli Comuni entro un certo numero di chilometri. Tali decisioni giungono dunque per evitare un ulteriore aumento dei contagi, in un momento decisivo per l’Italia, che è in fase di decrescita – ma con numeri che continuano a essere ancora troppo alti – e la difficoltà di poter controllare in modo capillare tutto il territorio. Tra le voci di corridoio che si rincorrono, resta però la conferma legata alla chiusura, nelle giornate festive e prefestive, degli esercizi commerciali all’interno dei parchi commerciali e locali simili, fatta eccezione per farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, tabacchi, edicole, punti vendita di generi alimentari, di prodotti agricoli e florovivaistici.

