A chi distribuire per primi il vaccino? La vaccinazione dovrà essere obbligatoria? Sono alcune tra le domande alle quali ha cercato di rispondere il Comitato nazionale per la bioetica nel documento dal titolo Vaccini e Covid-19: aspetti etici per la ricerca, il costo e la distribuzione. Il Cnb, di cui è componente anche Lucio Romano, docente dell’università degli Studi di Napoli Federico II e senatore della Repubblica nella diciassettesima legislatura, parte da un presupposto fondamentale: il vaccino deve essere considerato un bene comune. Questo principio si traduce praticamente nell’attribuire “alle politiche il compito di intervenire e controllare una produzione e distribuzione che non siano regolate unicamente dalle leggi di mercato. Questa raccomandazione – prosegue il Cnb – non deve rimanere un mero auspicio, ma piuttosto un obbligo a cui deve far fronte la politica internazionale degli Stati. L’Europa ha l’opportunità di fare qualcosa di unico, se vuole che tutti i suoi Paesi e tutti i Paesi del mondo abbiano il vaccino”.
“Togliere i brevetti sul vaccino” sarebbe un primo passo verso quel concetto di bene comune espresso dal Cnb in premessa, anche se il Comitato comprende che “l’eliminazione del brevetto rischia di rallentare significativamente la ricerca e di diminuire il numero dei competitori”. Quindi, propone come alternativa che “almeno nelle prime fasi più drammatiche della pandemia se ne dovrebbe prevedere la sospensione e al contempo si dovrebbe prevedere la concessione di licenze obbligatorie, regolate tramite accordi internazionali”. Il Cnb ritiene indispensabile, inoltre, che “le aziende farmaceutiche riconoscano la propria responsabilità sociale in questa grave condizione pandemica, anche considerato l’ingente contributo economico sostenuto dal pubblico”.
Quest’ultima considerazione è il punto di partenza di un’altra importante questione evidenziata dal Cnb: la distribuzione del vaccino. Il Comitato considera che “ogni scelta di distribuzione debba rifarsi al principio morale, deontologico e giuridico generale della uguale dignità di ogni essere umano e di assenza di ogni discriminazione e al principio morale integrativo dell’equità, principio sancito anche dalla Costituzione”. “Inoltre – si specifica nella relazione – sarà di particolare importanza spiegare alla popolazione in modo trasparente che i criteri di priorità nelle vaccinazioni sono stabiliti sulla base dell’identificazione di gruppi ‘più a rischio’ per l’attività lavorativa svolta o per le condizioni di età e di salute”. Assolutamente non è ammessa, quindi, la distribuzione attuata attraverso “lotterie o il criterio first come, first served”, cioè “chi arriva per primo, è servito per primo“.
Sulla obbligatorietà del vaccino, inoltre, il Cnb è altrettanto chiaro e deciso nel chiedere che “vengano fatti tutti gli sforzi per raggiungere e mantenere una copertura vaccinale ottimale attraverso l’adesione consapevole. Nell’eventualità – precisa il Cnb – che perduri la gravità della situazione sanitaria e l’insostenibilità a lungo termine delle limitazioni alle attività sociali ed economiche, il Comitato ritiene inoltre che, a fronte di un vaccino validato e approvato dalle autorità competenti, non vada esclusa l’obbligatorietà, soprattutto per gruppi professionali che sono a rischio di infezione e trasmissione di virus”. Infine, “un’adeguata comunicazione e informazione” è ritenuta indispensabile. “La comunicazione ai cittadini deve essere trasparente, chiara, comprensibile, consistente e coerente, basata su evidenze e dati scientifici. Una comunicazione – sostiene senza mezzi termini il Cnb- non propagandistica, non paternalistica, che non lasci margini di incertezza, indicando i benefici attesi e i rischi”. Sarebbe il miglior modo per contrastare e monitorare tutte le “fonti di disinformazione e di falsa informazione”.