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Covid-19 a Napoli, lo studio dell’Università Vanvitelli: rischio più alto nelle periferie

La ricerca, condotta dal professor Giuseppe Signorello, analizza i principali fattori di incidenza virale nei vari quartieri del capoluogo

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
22 Ottobre 2020
in Cronaca, Napoli
Covid

È stato pubblicato lo studio dell’Università “Luigi Vanvitelli”, condotto in collaborazione con il Comune di Napoli, che analizza il tasso di incidenza dei contagi di Covid-19 in tutta l’area metropolitana di Napoli. Lo studio (consultabile qui) è stato condotto dall’equipe del professor Giuseppe Signorello, docente presso l’Unità di statistica medica dell’ateneo campano e va ad analizzare la seconda ondata dei contagi registrata nel capoluogo tra il 10 e il 20 ottobre, confrontando diversi fattori come l’età anagrafica, la posizione geografica e il contesto socio-culturale. Uno dei primi dati che emergono è l’aumento sostanziale del numero di positivi al di sotto dei vent’anni d’età.

Secondo i ricercatori della Vanvitelli questo incremento dei contagi andrebbe certamente attribuito alla riapertura delle scuole e alla ripartenza delle attività universitarie oltre che alle iniziative sociali e culturali. La fascia d’età più colpita resta invece quella compresa tra i 40 e i 50 anni, ossia quella maggiormente attiva dal punto di vista lavorativo: in molti, infatti, avrebbero contratto il virus soprattutto all’interno dei luoghi di lavoro. Per quel che riguarda invece le criticità di contagio, il virus del Covid-19 si sarebbe diffuso anche grazie al conseguente scoppio dei focolai all’interno dei nuclei familiari. Secondo la ricerca, altro fattore determinante che favorirebbe l’incremento epidemiologico, sarebbe quello legato alla promiscuità abitativa e all’altissima densità che si registrerebbe soprattutto nelle aree periferiche della città. Per i ricercatori, infatti, il boom dei contagi che da diverse settimane ha riguardato la Campania, e in particolar modo l’area metropolitana di Napoli, è sicuramente legato a fattori di natura sociale, economica e culturale: più è alto il disagio sociale, specie nelle aree periferiche e in quelle popolari, più aumenterebbe il rischio di contrarre il virus del Covid-19. L’insieme di tutti questi fattori spiegherebbe l’impennata della curva epidemiologica nelle ultime settimane. 

I ricercatori dell’ateneo campano hanno inoltre analizzato il numero dei contagi quartiere per quartiere: quelli maggiormente colpiti dalla seconda ondata sarebbero quelli dell’area nord di Napoli; non è un caso infatti che i quartieri di Scampia, Piscinola e Chiaiano siano stati identificati come zona rossa poiché caratterizzati da un alto tasso di incidenza virale. I quartieri di Secondigliano, Miano e San Pietro a Patierno sono stati individuati invece come zona arancione in quanto caratterizzati da un basso tasso di incidenza complessivo ma da un elevato incremento dei casi nel breve periodo. Tra i quartieri che rientrano nel perimetro della zona arancione ci sono anche quelli della periferia occidentale di Napoli, come Pianura e Soccavo, e della periferia est, come Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio. Contagi in aumento anche nella zona collinare di Napoli e a Fuorigrotta. In tutta l’area metropolitana non esisterebbero zone verdi, ossia a basso tasso di contagio, ma si registrerebbe comunque una diminuzione dell’incidenza dei casi positivi rispetto ai tamponi effettuati nei quartieri del centro storico di Napoli. 

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Tags: Napoli
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