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Home Economia

Crisi del settore aerospaziale in Campania, il sindacato chiede alla Leonardo Spa di fare chiarezza

L'aerotrasporto civile ha subito un drastico calo del traffico passeggeri, che si è riverberato di conseguenza sull'industria aeronautica

redazione di redazione
6 Agosto 2020
in Economia
Leonardo

L'aeroporto internazionale di Capodichino a Napoli

La pandemia da Covid-19 ha iniziato da tempo a far emergere i suoi effetti negativi, anche sulle economie di settore. In particolare, l’aerotrasporto civile ha subito un drastico calo del traffico passeggeri, che si è riverberato di conseguenza sull’industria aeronautica. Una vera mannaia. Leonardo Spa, azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza, ha annunciato, per l’anno in corso, a causa dell’aggiornamento delle richieste dei clienti (Boeing-Airbus-consorzio Atr), un taglio al budget importante sul carico di lavoro, sia a Pomigliano d’Arco sia a Nola.

A denunciare i programmi di Leonardo Spa sono le organizzazioni sindacali, in particolare la Fim Cisl Campania. “L’azienda – dichiarano i sindacalisti – ha prospettato un piano, per far fronte a questo secondo semestre del 2020, che prevederebbe l’azzeramento degli straordinari, la drastica riduzione delle trasferte lunghe, forti tagli e riduzione delle commesse in sub appalto delle ditte esterne, il blocco di nuove assunzioni, chiusure collettive modulate per stabilimento (21 giorni per gli stabilimenti di Pomigliano e Nola). Nessuna ipotesi invece è prospettata per il 2021, ma nemmeno nella previsione più ottimistica si intravedono effetti meno gravi di quelli registrati per l’anno in corso, visto che gli analisti internazionali indicano tempi di ripresa del mercato aeronautico civile in una forbice tra i 18 e i 24 mesi”.

Per le organizzazioni sindacali, l’azienda vorrebbe risolvere il problema della riduzione del lavoro, da una parte utilizzando risorse degli istituti contrattuali e dall’altro spostando il tutto sulle aziende dell’indotto. Nel primo caso, utilizzando anche ferie dei dipendenti e, probabilmente, attingendo al Fondo Istituti Solidarietà per quanti non dispongano a sufficienza di istituti personali, rischiando una sperequazione tra dipendenti, dato il probabile esaurimento dei residui che pone preoccupanti domande su come sarà affrontato il problema nel 2021.

Nel secondo caso, aziende indotto, la scelta potrebbe diventare poco lungimirante, considerando i tempi prospettati dagli analisti, che potrebbe creare grandi pregiudizi rispetto alla sopravvivenza di alcuni fornitori che, senza un quadro di riferimento certo di incentivi, rischiano di non sopravvivere alla fine della depressione del settore.

“E pensare che tra le linee guida della creazione della One Company – continua il sindacato – la fusione tra le aziende facenti parte della holding Finmeccanica, era tesa a rendere il nuovo soggetto, più resiliente nei momenti di crisi di un singolo mercato sfruttando le sinergie delle diverse attività. A questo proposito teniamo a sottolineare che, a nostro avviso, la ricomposizione della ex Alenia (Velivoli e Aerostrutture) non potrà sicuramente rappresentare la risoluzione della crisi dell’aeronautica civile”.

La Fim Cisl alza il tiro. “Come organizzazioni sindacali territoriali – affermano – riteniamo che quanto l’azienda ha dichiarato di voler mettere in campo non rappresenta il modo migliore per affrontare una crisi imprevedibile e di non breve durata. Non abbiamo trovato traccia delle doverose e possibili sinergie tra le divisioni dell’azienda, eppure nella presentazione della divisione Velivoli si ipotizza il ricorso, in alcuni stabilimenti, a risorse esterne per fronteggiare picchi di carico per recuperare i ritardi dovuti al Covid-19. Non abbiamo trovato traccia del lavoro di analisi per la comprensione delle modalità di sostegno della filiera”.

Infine la proposta del sindacato. “La crisi di mercato, causata dalla pandemia, che colpisce duramente e in particolare il settore aeronautico civile partenopeo – concludono i sindacalisti – deve essere affrontata da tutti gli attori: Leonardo quale capofila della filiera, le aziende dell’indotto e le istituzioni (ministeri competenti e Regioni), organizzando un percorso di lavoro per realizzare un piano, in questi mesi di crisi, che abbia il riconoscibile obiettivo della trasformazione in un’opportunità di rilancio per tutto il settore, attraverso un percorso fatto sì di protezione dell’occupazione, ma anche di pianificazione di percorsi di upskilling e reskilling dei lavoratori, sia di Leonardo sia dell’indotto, affinché al termine della crisi ci si presenti ancora più robusti e competenti”.

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