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Crollo del ponte Morandi di Genova, sei misure cautelari: l’ex ad Castellucci agli arresti domiciliari

Condotta dalla guardia di finanza col coordinamento della Procura del capoluogo ligure, l'operazione nasce da un'inchiesta durata oltre un anno: le accuse ipotizzate sono attentato alla sicurezza dei trasporti e frode in pubbliche forniture

redazione di redazione
11 Novembre 2020
in Italia
Ponte Morandi Genova

Il ponte Morandi di Genova dopo il crollo del 2018

Arriva in mattinata un importante punto di svolta nelle indagini sulla tragica vicenda del crollo del ponte Morandi di Genova, a causa del quale il 14 agosto 2018 morirono ben 43 persone e altre 566 furono sfollate dalle proprie abitazioni, costruite negli anni intorno al torrente sottostante, nei quartieri di Sampierdarena e Cornigliano. In queste ore, infatti, la guardia di finanza sta eseguendo una serie di misure cautelari nei confronti di ex vertici e di alcuni attuali manager della società Autostrade per l’Italia. Le misure disposte dal Gip del tribunale di Genova sono sei: tre arresti domiciliari e tre misure interdittive, con le accuse ipotizzate di attentato alla sicurezza dei trasporti e frode in pubbliche forniture. Ai domiciliari sono finiti l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci, l’ex responsabile manutenzioni dell’azienda Michele Donferri Mitelli e il direttore centrale operativo Paolo Berti. I tre attuali dirigenti interdetti per dodici mesi, invece, sono Stefano Marigliani, già direttore del primo tronco di Autostrade poi trasferito a Milano; Paolo Strazzullo, ex responsabile delle ristrutturazioni pianificate (ma, per l’accusa, mai eseguite) sul ponte Morandi, in seguito distaccato a Roma; e Massimo Meliani della società Spea.

#GDF #Genova: svolta nell’inchiesta sul crollo del #Pontemorandi. Eseguiti 3 #arresti e 3 misure interdittive. #Attentato alla #sicurezza dei #trasporti e #frode nelle pubbliche forniture i reati contestati a 6 tra ex e attuali top manager di #Autostrade per l’Italia.#NoiconVoi pic.twitter.com/rRGItZW6Qe

— Guardia di Finanza (@GDF) November 11, 2020

L’inchiesta è coordinata dalla procura di Genova ed è partita un anno fa, dopo l’analisi da parte dei finanzieri di alcuni documenti acquisiti nel corso delle loro indagini sul crollo del ponte, con particolare riferimento ai problemi riscontrati in termini di sicurezza sulle barriere fonoassorbenti montate sull’intera rete autostradale. In pratica, gli investigatori del primo gruppo delle fiamme gialle, guidati dal colonnello Ivan Bixio, hanno scoperto che gli ex vertici erano consapevoli di come le barriere fossero difettose e del potenziale pericolo per la sicurezza stradale, con possibile rischio di cedimento nelle giornate di forte vento, molto frequenti peraltro proprio in quel tratto sopraelevato della rete autostradale ligure. In particolare, dalle indagini è emersa la consapevolezza di questi difetti progettuali e di sottostima dell’azione del vento, nonché dell’utilizzo di alcuni materiali per l’ancoraggio a terra non conformi alle certificazioni europee e scarsamente performanti. Gli indagati, a quanto sarebbe ancora emerso dalle indagini, non avrebbero proceduto volontariamente ai lavori di adeguata sostituzione e messa in sicurezza, eludendo tale obbligo grazie ad alcuni accorgimenti temporanei né idonei né risolutivi. Vi sarebbe stata, dunque, sostengono gli inquirenti, una frode ai danni dello Stato, per non aver adeguato la rete da un punto di vista acustico e di gestione in sicurezza della stessa, occultando l’inidoneità e pericolosità delle barriere, senza alcuna comunicazione, che invece è obbligatoria, al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il nome più illustre tra i destinatari delle misure cautelari odierne è certamente quello di Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia fino a gennaio 2019, quando fu liquidato con una cifra vicina ai 13 milioni di euro e sostituito da Roberto Tomasi. Gli inquirenti gli contestano il reato di inquinamento probatorio, poiché secondo l’accusa avrebbe tentato di depistare le indagini. Il viadotto Polcevera, noto anche come ponte Morandi dal nome dell’ingegnere Riccardo Morandi che lo progettò, fu inaugurato nel 1967 come tratto finale dell’autostrada A10 ed è sempre stato un punto nevralgico per i collegamenti stradali tra Italia settentrionale e Francia meridionale e per l’imponente traffico merci del porto commerciale di Genova. Dopo il tragico crollo, ciò che ne restava è stato buttato giù con un lavoro andato avanti da febbraio ad agosto 2019 (con tanto di show mediatico, il 28 giugno 2019, in occasione della demolizione controllata), mentre dodici mesi più tardi, il 3 agosto di quest’anno, è stato inaugurato (e poi aperto al traffico dal giorno dopo) il nuovo viadotto Genova San Giorgio progettato dall’archistar Renzo Piano, uno tra i nomi di punta dell’architettura internazionale contemporanea, nato proprio a Genova nel quartiere di Pegli.

La demolizione controllata del ponte Morandi, avvenuta il 28 giugno 2019

Intanto, in una nota ufficiale appena diffusa, la società Autostrade per l’Italia fa sapere che le barriere anti-rumore oggetto dell’indagine della Procura di Genova, sono state messe in sicurezza tra fine 2019 e gennaio 2020. “L’indagine che ha portato stamane a misure cautelari nei confronti di quattro ex manager di Aspi e di due tecnici, uno del tronco genovese e l’altro trasferito presso il traforo del monte Bianco, riguarda – si legge nel documento – una specifica tipologia di barriere integrate anti-rumore, denominate Integautos, presenti su circa 60 dei 3.000 chilometri di rete di Autostrade per l’Italia. La società era venuta a conoscenza delle attività di indagine lo scorso 10 dicembre 2019, a seguito di un provvedimento di sequestro di documentazione notificatole dalla guardia di finanza di Genova, come reso noto dalla società stessa nella successiva trimestrale. La totalità di queste barriere – conclude la nota – è già stata verificata e messa in sicurezza con opportuni interventi tecnici tra la fine del 2019 e gennaio 2020, nell’ambito del generale assessment delle infrastrutture messo in atto dalla società su tutta la rete autostradale“.

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