Dia, relazione semestrale sulle mafie: “meno violenza e più corruzione e affari nell’economia”
Nel report dell’antimafia al Parlamento, relativa all'attività svolta nei primi sei mesi del 2023, sempre più baby-camorristi. Usura, spaccio ed estorsioni i settori più remunerativi
Meno violenza e più corruzione per fare affari. E quando non basta la corruzione, si ricorre alle minacce. I dati contenuti nella relazione, relativa all’attività svolta nei primi sei mesi del 2023, consegnata dalla Direzione investigativa antimafia (DIA) al Parlamento, confermano come le organizzazioni mafiose, da tempo avviate ad un processo di adattamento ai diversi contesti socio-economici ed alla penetrazione dei settori imprenditoriali, abbiano sostituito l’uso della violenza, sempre più residuale ma mai ripudiato, con strategie di silenziosa infiltrazione e con azioni corruttive.
il direttore della Dia Michele Carbone
“La corruzione costituisce lo strumento privilegiato per trasformare i potenziali nemici in alleati preziosi, con l’ulteriore vantaggio di essere silenziosa”, ha spiegato il direttore della Dia Michele Carbone, presentando la relazione. “Ci sono episodi di collusione negli apparati poltico-amministivi come dimostra la lunga serie di consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose. Dove i tanti pubblici amministratori si oppongono a queste infiltrazioni sono oggetto di danni e minacce affinché si pieghino a queste organizzazioni”, ha aggiunto Carbone. Diversamente, dove non arriva la corruzione, dunque, la mafia torna ai metodi antichi,l’uso della violenza, sempre più residuale ma mai ripudiatoi.
Questo cambiamento nella gestione delle relazioni con l’esterno è dimostrato, da un lato, dalle numerose indagini condotte sull’accaparramento di appalti e servizi pubblici e, dall’altro, dagli omicidi commessi in contesti di mafia, soprattutto nel territorio campano e pugliese, e i sequestri di armi effettuati anche in questo semestre. Questo cambiamento di strategia relazionale permette alle mafie di insinuarsi in contesti “sani” imprenditoriali allo scopo di cercare sbocchi per investire capitali illegali in attività legali. L’uso della tecnologia assume un ruolo determinante per l’attività illecita delle organizzazioni criminali, che con sempre maggiore frequenza utilizzano i sistemi di comunicazione crittografata, le molteplici applicazioni di messaggistica istantanea e i social.
Il fenomeno mafioso in Campania, noto come camorra, si manifesta in varie forme criminali. Accanto alle storiche associazioni mafiose con strutture organizzative consolidate e obiettivi diversificati, esistono gruppi minori, spesso di tipo familistico, il cui principale legame è il territorio. Inoltre, secondo la relazione i settori del traffico di droga, delle estorsioni e dell’usura continuano a essere le attività criminali più diffuse e remunerative per i gruppi camorristici. Nel capoluogo campano si osserva un incremento della contrapposizione tra gruppi criminali, caratterizzati dalla giovane età dei membri e dalla disponibilità di armi da guerra.
DIA
Le province di Napoli e Caserta restano le aree con la più alta densità mafiosa, come evidenziato nella relazione per il periodo gennaio-giugno 2023. Le indagini recenti hanno mostrato un crescente interesse per attività illecite ad alto profitto e con ridotto rischio giudiziario.
A Napoli e nella provincia convivono fenomeni criminali eterogenei, con diversi livelli organizzativi. I due principali cartelli camorristici, l’Alleanza di Secondigliano e il clan Mazzarella, perseguono interessi illeciti tradizionali e strategie più sofisticate di infiltrazione economica e sociale. A livello più basso, piccoli gruppi criminali fungono da manovalanza per spaccio, rapine ed estorsioni, vivendo in una condizione di conflittualità permanente. Numerosi clan, alcuni storici e altri ridimensionati dalle azioni repressive, sono radicati nell’hinterland settentrionale del capoluogo campano.
Nella provincia di Caserta, le indagini della DIA hanno documentato l’operatività persistente del cartello dei Casalesi. La camorra casertana ha evoluto le proprie strategie, investendo capitali illeciti in modo sempre più sofisticato e adeguandosi allo sviluppo socio-economico locale, assumendo le dimensioni di una holding di imprese.
La provincia di Salerno è caratterizzata da un’eterogeneità geografica e socio-economica che influenza anche lo scenario criminale. La vicinanza con le province di Napoli, Caserta e Calabria facilita l’influenza dei sodalizi mafiosi campani e calabresi sui gruppi salernitani. Accanto alle organizzazioni più strutturate, stanno emergendo nuovi gruppi dediti prevalentemente allo spaccio di stupefacenti e ad attività illecite tradizionali come estorsioni e reati predatori, spesso ricorrendo alla violenza.
Le province di Benevento e Avellino si distinguono per la presenza di organizzazioni camorristiche a forte connotazione familistica, dedite principalmente allo spaccio di droga e alle estorsioni ai danni di imprese e attività commerciali locali.
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