È stata confermata dalla Cassazione la condanna a 18 anni di reclusione emessa ai danni di Cipriano Chianese, considerato una delle menti dietro al sistema delle ecomafie messo su dal clan dei Casalesi. L’imprenditore, su cui pesa una sentenza per associazione camorristica e avvelenamento delle acque, è ritenuto responsabile in particolare degli sversamenti illegali di rifiuti avvenuti all’interno della discarica Resit di Giugliano in Campania. Conferme sono arrivate, nella medesima sede, anche per le sentenze emesse ai danni dell’imprenditore Gaetano Cerci, altra figura chiave del ciclo illegale dei rifiuti gestito dal clan dei Casalesi, condannato a 15 anni di carcere, e per Filomena Menale, moglie di Cipriano Chianese, per la quale la suprema corte ha confermato la condanna a quattro anni e mezzo di reclusione. Confermata, infine, anche la sentenza a 10 anni inflitta in Appello a Remo Alfani, ritenuto dai magistrati il progettista della discarica.


