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Home Cronaca Caserta

Femminicidio di Maria Tedesco: marito condannato a 26 anni

La donna venne uccisa nel novembre del 2020 con sei colpi di pistola nelle campagne di Cancello Scalo, a San Felice a Cancello, in provincia di Caserta

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
21 Febbraio 2022
in Caserta, Cronaca

Giunge finalmente a un epilogo l’iter processuale in merito al femminicidio di Maria Tedesco, la giovane donna casertana che nel novembre del 2020 venne freddata a colpi di arma da fuoco dal marito in una stradina di campagna situata a Cancello Scalo, frazione di San Felice a Cancello, in provincia di Caserta. La Corte d’Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha pertanto condannato Michele Marotta a ventisei anni e sei mesi di reclusione per l’uccisione della moglie. 

Il Pubblico Ministero aveva inizialmente chiesto una “pena esemplare” per il femminicida che si esplicasse attraverso l’ergastolo per la ferocia con la quale aveva ucciso la moglie; tuttavia i giudici del tribunale sammaritano hanno accolto le istanze della difesa del killer presieduta, tra l’altro, proprio da due donne: le avvocatesse Rosa Piscitelli e Stefania Pacelli. Entrambe le legali dell’accusato hanno messo in discussione l’impianto accusatorio in quanto il loro assistito, nel momento in cui avrebbe ammazzato la moglie, non sarebbe stato in grado di intendere e di volere. Inoltre, sempre secondo la difesa, si sarebbe trattato di un omicidio d’impeto, e non di omicidio premeditato, diverasamente da quanto ipotizzato dall’accusa. Le tesi della difesa sono state pertanto accolte dalla Corte d’Appello, concedendo le attenuanti ipotizzate della “non crudeltà” dell’azione delittuosa, e riducendo contestualmente la pena a ventisei anni e sei mesi di reclusione per l’omicida. 

Ma cosa accadde quella notte di novembre di due anni fa durante la quale la povera Maria perse la vita per mano del marito? La loro relazione, sebbene apparisse come “perfetta” e “idilliaca” per come era stata descritta da amici e parenti, avrebbe nascosto, secondo la Procura, una triste e desolante storia di violenza domestica. È infatti all’interno di questo contesto fatto di apparenze, di silenzi e di perbenismo che si sarebbe consumato un omicidio tanto violento quanto efferato. Michele avrebbe ucciso la moglie per gelosia dopo che venne a sapere che la stessa aveva intrapreso una relazione extraconiugale con un altro uomo. Appresa la notizia, il giorno dopo, portò la moglie in una stradina isolata di campagna, lontana da occhi indiscreti: qui estrasse la pistola, una Magnum 357 legalmente detenuta, con la quale esplose sei colpi a bruciapelo contro l’ignara vittima. La donna morì sul colpo, con tre colpi che le trafissero il petto e altrettanti che le trapassarono la schiena. L’omicidio fu così violento e sanguinoso che il sangue della vittima schizzò dappertutto, perfino sulla canna della pistola.
 
Dopo aver ucciso la povera donna, Michele Marotta abbandonò il corpo della moglie crivellato di colpi in mezzo alle campagne di Cancello Scalo, per poi tornare a casa. Una volta giunto nella propria abitazione, l’assassino chiamò i carabinieri confessando di aver compiuto l’omicidio della coniuge dopo aver avuto una violenta lite con la stessa. I militari dell’Arma dei carabinieri provvidero così ad arrestare l’uomo con l’accusa di omicidio mentre il cadavere esague e privo di vita di Maria venne ritrovato sul luogo segnalato dall’uomo, riverso in una pozza di sangue, assieme alla pistola utilizzata come arma del delitto. A contribuire alla riduzione della pena nei confronti del reo, tanto da convincere i giudici, avrebbe anche influenzato l’atteggiamento “collaborativo” assunto dall’assassino dopo aver compiuto il delitto.

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Tags: FemminicidioMaria TedescoprimopianoSan Felice a Cancello
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