I magistrati anticamorra, sotto la guida del Procuratore Nicola Gratteri, hanno ottenuto l’approvazione dal Ministero della Giustizia, che ha ordinato il ritorno di Francesco Schiavone, detto Sandokan, al regime di detenzione 41 bis.
La Procura di Napoli, infatti, ha deciso di interrompere il percorso di collaborazione avviato pochi mesi fa dall’ex capoclan dei Casalesi. In particolare, gli inquirenti hanno deciso di revocare il programma di protezione cui era stato sottoposto Schiavone perché ritengono che le dichiarazioni finora rilasciate dall’ex boss non siano utili. La notizia era nell’aria da qualche settimana, a causa dei dubbi degli inquirenti sulle reali intenzioni dell’ex boss.
Francesco Schiavone aveva comunicato la sua decisione di voler collaborare con la giustizia nei primi mesi del 2024 ai pm della Dda di Napoli, dopo 26 anni di carcere duro. Un orientamento contrastato fortemente in famiglia, specie dai figli. Tra l’altro si vociferava che «Sandokan» Schiavone fosse rimasto vittima di un tumore. E a suffragare questa teoria era anche sopravvenuta la decisione di trasferirlo dal carcere di massima sicurezza di Parma a quello di L’Aquila per avere la possibilità di curarsi nell’ospedale San Salvatore.
Francesco Schiavone e stato arrestato nel 1998, poi condannato all’ergastolo per diversi omicidi. Il primogenito Nicola, arrestato dalla squadra mobile di Caserta nel 2010, otto anni dopo decide di pentirsi. Nel 2021, anche il secondogenito di «Sandokan» Schiavone, Walter, che per gli inquirenti era divenuto il capo dopo l’arresto di Nicola e finito a sua volta in carcere sempre per associazione di stampo mafioso, anche lui decide di intraprendere un percorso di collaborazione. Attualmente in carcere gli altri figli, Emanuele Libero (uscirà ad agosto) e Carmine.