Giustizia, la riforma del processo penale è legge: ok al Senato con 177 sì e 24 no
Trattandosi di legge delega, entro un anno l'esecutivo dovrà approvare i decreti attuativi, eccezion fatta per le norme sulla prescrizione che entrano immediatamente in vigore
Il Senato ha approvato in via definitiva la riforma del processo penale, già approvato dalla Camera nei primi giorni di agosto, parte della più ampia riforma della giustizia necessaria per ottenere i finanziamenti europei del Recovery Fund.
Il Ddl delega di riforma del processo penale è stato approvato con 177 voti favorevoli, 24 contrari, nessun astenuto. I partiti sono riusciti a trovare un accordo, e ora hanno approvato i due articoli presentati dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia: il primo contiene una serie di deleghe al Governo, che dovranno essere esercitate entro un anno dall’entrata in vigore della legge; il secondo modifica il codice penale e il codice di procedura penale.
Il punto più dibattuto della riforma riguardava i tempi della giustizia penale. Manifestamente in Italia esiste un grave problema di durata dei processi, e da tempo gli esperti di diritto e sistema giudiziario insistevano sulla necessità di sveltirla per garantire il diritto costituzionale della ragionevole durata del processo. Tale richiesta, era anche tra quelle fatte dall’Unione Europea all’Italia per erogare il Recovery Fund. Trattandosi di legge delega, entro un anno l’esecutivo dovrà approvare i decreti attuativi, eccezion fatta per le norme sulla prescrizione che entrano immediatamente in vigore. Di seguito le principali novità.
Il ministro della Giustizia, Marta Cartabia,
La riforma riguarda solo i reati commessi dopo il primo gennaio 2020. È confermata l’attuale disciplina della prescrizione, che prevede lo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado (sia in caso di condanna sia in caso di assoluzione). Tuttavia la mancata definizione del giudizio di appello entro il termine di due anni e del giudizio di cassazione entro un anno costituisce causa di improcedibilità dell’azionepenale. I reati puniti con l’ergastolo restano esclusi dalla disciplina dell’improcedibilità. L’improcedibilità non ha luogo quando l’imputato chiede la prosecuzione del processo. Per i reati con aggravante mafiosa relativi all’articolo 416 bis.1 primo comma del codice penale i periodi di proroga non possono superare complessivamente tre anni in appello e un anno e sei mesi in cassazione. Quindi il processo potrà durare fino a 5 anni in appello e a 2 anni e mezzo in cassazione.
La riforma ha introdotto dei tempi limite anche per quanto riguarda le indagini preliminari: sei mesi per le contravvenzioni, un anno per la maggior parte dei reati e un anno e sei mesi per i reati più gravi, come mafia o terrorismo. Anche in questo caso sono state ammesse delle proroghe: una soltanto, e di sei mesi al massimo. Il pubblico ministero potrà poi chiedere il rinvio a giudizio dell’indagato solo quando gli elementi acquisiti consentono una ragionevole previsione di condanna: e questo per diminuire il numero di processi che poi si risolvono in una assoluzione.
La riforma introduce anche dei criteri di priorità dei reati da perseguire, che saranno stabiliti dal Parlamento. All’interno di questi criteri generali, le procure sceglieranno a loro volta un ordine di urgenza per selezionare i provvedimenti a cui dare precedenza in base alla specificità di quel territorio e alle risorse disponibili.
Tribunale – Aula Penale
Saranno estesi i casi di inappellabilità delle sentenze, con conseguente riduzione della possibilità da parte dei pubblici ministeri di impugnarle. Si delega poi il governo a rendere più efficiente e spedita la giustizia penale attraverso la digitalizzazione e le tecnologie informatiche. Saranno introdotte una serie di misure per evitare che si arrivi a processo, sarà ampliato il ricorso ai riti processuali alternativi e saranno ampliate le sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi: quindi semilibertà, detenzione domiciliare, lavoro di pubblica utilità e pene pecuniarie.
Durante l’esame in commissione alla Camera è stato inserito un emendamentoche prevedela cancellazione da Internet di tutte le notizie dei procedimenti penali nei confronti di persone che sono state indagate o imputate e poi risultate innocenti.
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