La storia a lieto fine è stata raccontata su Facebook dal medico Vincenzo Tipo, direttore dell’Unità operativa di pronto soccorso dell’ospedale Santobono di Napoli. Con un lungo post sul suo profilo social, il dirigente sanitario ha parlato della vicenda di Luisa, nome di fantasia utilizzato dal dottore per indicare una paziente di soli cinque anni affetta da una pericolosa infiammazione conseguente al Covid-19. “Alcune settimane fa – ha scritto il direttore Tipo – la piccola era risultata positiva al Coronavirus, ma era assolutamente asintomatica e si è negativizzata in breve tempo”.
Per Luisa il peggio sembrava essere passato, ma dopo un po’ di tempo ha cominciato ad avvertire alcuni sintomi. “Le è comparsa – ha continuato il medico – febbre altissima e si sono sviluppati dolori muscolari, cefalea, congiuntivite e un violento dolore addominale. Portata di corsa in un ospedale della sua area di residenza la diagnosi è stata di peritonite. Un medico illuminato ha deciso di non operare e di trasferirla al Santobono, qualcosa non gli quadrava”.
Giunta nel nosocomio partenopeo, dopo le prime analisi, è arrivata la diagnosi. “Non abbiamo avuto dubbi – ha dichiarato Vincenzo Tipo – si trattava di Mis-C (sindrome infiammatoria multisistemica correlata al Covid-19). A quel punto abbiamo iniziato le terapie convenzionali, ma la bimba peggiorava. Abbiamo aumentato i dosaggi, modificato le terapie e associato più farmaci, ma la piccola non rispondeva alle cure. Il cuore ha iniziato a dare segni di sofferenza ed eravamo a un passo dalla rianimazione. Ci siamo presentati dalla madre, senza il coraggio di guardarla negli occhi, con un foglio in mano per il consenso a una terapia cosiddetta ‘off label’. La madre era preoccupata ma ha firmato, era disperata. In breve tempo il farmaco ha cominciato a fare effetto per fortuna”.
Dopo una lenta ripresa, la bimba è tornata a casa. Prima di salutare la mamma ha consegnato ai medici i suoi disegni: un foglio tutto nero, poi uno schizzo in cui ha ritratto gli operatori sanitari, infine un arcobaleno e le immagini di lei che gioca felice. “Quando abbiamo sfogliato i disegni – ha rivelato il dirigente sanitario – i nostri occhi sono diventati lucidi e gonfi. Questo maledetto virus è subdolo e può far male, molto male, ad adulti e bambini, senza guardare in faccia a nessuno. Unica arma per fermarlo è il vaccino. Io mi vaccinerò, per me stesso, per la mia famiglia, per le persone a cui voglio bene, ma anche per Luisa. I bambini non dovrebbero mai conoscere ‘il nero’, hanno diritto a vivere una vita a colori”.
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