Per il rinvio a data da destinarsi di Barcellona-Napoli, il match di ritorno degli ottavi di finale di Champions League previsto per mercoledì 18 marzo, serviva soltanto l’ufficialità, giunta oggi nel corso dell’ennesima giornata piena di tensioni e incertezze del calcio europeo di vertice di queste settimane, mentre tutt’intorno il Coronavirus si trasformava ufficialmente in pandemia e in giro per il mondo saltavano uno dopo l’altro tutti gli eventi sportivi in calendario (dal basket Nba alla Formula Uno, dai tornei di tennis dell’Atp allo sci e così via), con tanti atleti e addetti ai lavori che iniziavano a dichiarare la propria positività al Covid-19.
Alla fine, dunque, anche la Uefa ha dovuto cedere, dopo le incertezze di questi giorni, che avevano permesso tra martedì e giovedì la disputa parziale di Champions League ed Europa League, in alcuni casi a porte chiuse e in altri addirittura con gli stadi strapieni e i tifosi a strettissimo contatto tra di loro, in barba a qualunque elementare regola di buon senso e civiltà. L’annullamento dei match europei in programma la prossima settimana era diventato quasi certezza dopo che Juventus e Real Madrid erano state costrette alla quarantena (tra i bianconeri, il difensore Rugani è ufficialmente positivo al virus), mentre proprio il Napoli continuava a denunciare da giorni l’impossibilità di raggiungere Barcellona dopo la cancellazione dei voli aerei tra Italia e Spagna.
Seppur in ritardo, quindi, il buon senso nel mondo del calcio ha prevalso. E così anche gli uomini di Rino Gattuso sciolgono le righe per qualche giorno e, come fa sapere il club in una nota ufficiale, si ritroveranno “mercoledì 18 marzo per gli allenamenti al Centro Tecnico con una seduta mattutina“. Fermi già da due settimane, dopo il rinvio delle gare di Coppa Italia contro l’Inter e di Serie A col Verona, adesso gli azzurri dovranno attendere, come tutte le altre squadre, l’evolversi della situazione, con la Serie A che è ufficialmente sospesa almeno fino al 3 aprile e con i vertici della Uefa che si riuniranno martedì 17 per deliberare in merito ai recuperi della Champions e dell’Europa League e per decidere anche il sempre più incerto destino dei prossimi campionati europei, in programma a giugno ma molto probabilmente destinati al rinvio in modo da permettere alle varie federazioni di allungare le rispettive stagioni per club di calcio e terminare in qualche modo i loro tornei nazionali.
Intanto, mentre continuano a fioccare in tutta Europa i casi di positività tra calciatori, allenatori e dirigenti, una dopo l’altra le grandi leghe europee hanno bloccato i loro campionati, ultime in ordine di tempo la Bundesliga in Germania e la Premier League in Inghilterra, dopo che Liga spagnola e Ligue 1 francese avevano già chiuso per virus nei giorni scorsi, seguendo l’esempio della Serie A. In questo week-end, comunque, con sprezzo del pericolo e probabilmente della logica, si continua a giocare in parecchie nazioni, spesso anche a porte aperte seppur con qualche limitazione. Nel fine settimana, infatti, proseguono regolarmente i campionati nazionali di Turchia (a porte chiuse), Cipro, Russia (con un massimo di 5mila spettatori), Bielorussia, Serbia, Islanda, Svezia, Ucraina, Ungheria, Azerbaigian, Finlandia, Gibilterra, Kazakistan, Kosovo, Montenegro e isole Far Oer.