Nel corso della cerimonia di saluto tenutasi quest’oggi, il cardinale Crescenzio Sepe, dopo 14 anni passati a capo dell’Arcidiocesi di Napoli, ha voluto ringraziare la città partenopea e i fedeli per la grande vicinanza umana e spirituale mostrata nei suoi confronti. Alla guida della curia napoletana gli succederà Domenico Battaglia, affettuosamente conosciuto dai fedeli come “Don Mimmo”, un nome fortemente voluto da Papa Francesco in persona. Durante la solenne celebrazione il cardinale Sepe, prima della consegna del mandato al suo successore, ha voluto ricordare i momenti salienti dell’incarico affidatogli nel 2006 da Papa Benedetto XVI. Nato a Carinaro, piccolo centro dell’Agro aversano nel 1943, il porporato ha raccontato ai presenti il suo legame con una città difficilissima come Napoli, sia per i problemi legati alla povertà sia per quelli inerenti alla criminalità. Sepe ha poi ringraziato tutta la comunità ecclesiastica e religiosa partenopea che lo ha accompagnato e sostenuto durante tutto il suo mandato. “Ho trovato un clero straordinario e laici impegnati. Per me è stato qualcosa di eccezionale“, ha dichiarato il prelato visibilmente commosso davanti a una folta platea di giornalisti.
L’ex arcivescovo di Napoli ha poi raccontato ai presenti anche alcuni momenti difficili vissuti dalla città e dalla curia partenopea negli ultimi 14 anni. Erano gli anni dell’emergenza dei rifiuti in Campania, finita solamente nel 2009, e Sepe ha ricordato amareggiato che, quando si recava fuori dalla regione, spesso veniva apostrofato con l’appellativo “il cardinale dei rifiuti”. Il prelato ha voluto infine ricordare come tutta l’arcidiocesi di Napoli si sia schierata in prima fila per far fronte a un’altra emergenza, quella della criminalità, soprattutto quando, in seguito al ferimento di un giovane, la Chiesa partenopea invitò l’intera città a non cadere nella trappola dell’odio e della violenza e a deporre le armi. “Raccogliemmo centinaia di coltelli ai piedi dell’altare del Duomo di Napoli – ha raccontato Sepe – Simbolo di una città che non si è mai arresa al male e che ha sempre reagito”.


