Un unico cervello decisionale nascosto dietro una fitta galassia di aziende formalmente concorrenti, unito a una rete di colletti bianchi, ex dipendenti pubblici e persino un militare dell’Arma pronti a muoversi al soldo dell’organizzazione. Secondo gli inquirenti, era questo il sofisticato, «sistema Caprio», meccanismo corruttivo ideato dai tre fratelli imprenditori Francesco, Luigi e Ubaldo Caprio, originari di Casal di Principe, smantellato da una imponente indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere.
L’inchiesta conta complessivamente 54 indagati. Per 32 di loro la Procura aveva sollecitato l’applicazione di misure cautelari (suddivise in 13 custodie in carcere, 16 arresti domiciliari e tre divieti di dimora in Campania). Richieste che tuttavia sono state respinte dal Gip Mauro Bottone: il giudice, pur certificando la solida sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e la reale esistenza del cartello criminale, ha ritenuto insussistenti le esigenze cautelari a causa dell’eccessivo tempo trascorso dai fatti, datati tra il 2019 e il 2023. Una decisione contro cui i magistrati inquirenti hanno già presentato appello: l’udienza davanti al Tribunale del Riesame di Napoli è fissata per giovedì 18 giugno.
Dalla Reggia di Caserta ai piccoli comuni: i favori del “carabiniere amico”
Le spregiudicate manovre del gruppo ruotavano attorno all’assegnazione di appalti pubblici per un valore di decine di milioni di euro. Secondo l’indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere, il modus operandi era collaudato: i Caprio partecipavano alle gare d’appalto schierando più imprese intestate a prestanome, coordinando a tavolino le offerte per essere certi di vincere e condizionando la nomina di commissari di gara compiacenti. Un controllo del territorio amministrativo quasi assoluto, che spaziava dal capoluogo Caserta a piccoli centri del Casertano, del Sannio, dell’Irpinia e del Molise, arrivando a lambire persino i contratti della prestigiosa Reggia di Caserta e del Consorzio Sannio-Alifano. A blindare le attività illecite del clan dei tre fratelli vi erano anche insospettabili fonti informative. Tra le figure chiave dell’inchiesta figura un carabiniere, all’epoca in servizio al Nucleo Investigativo di Caserta, sospettato di aver soffiato al gruppo l’imminenza di una perquisizione avvenuta a luglio 2022. Una “scure informativa” che avrebbe permesso ai Caprio e ai loro collaboratori di cancellare tempestivamente chat e messaggi dai propri telefoni prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.
Il trucco dei cellulari e le figure chiave
Le contromisure messe in atto dagli imprenditori per sfuggire ai radar degli inquirenti erano meticolose. Nel corso delle indagini è emerso che Ubaldo Caprio consegnò alla Guardia di Finanza un telefono cellulare e una scheda Sim completamente differenti rispetto a quelli effettivamente intercettati, dimostrando di essere a conoscenza non solo delle indagini a proprio carico, ma anche del contenuto delle dichiarazioni rilasciate agli inquirenti da altri indagati. Nel registro degli indagati compare inoltre il nome di Carmine Sorbo, ex dirigente apicale del Comune di Caserta oggi in pensione. Sorbo, già gravato in passato da vicende giudiziarie e misure cautelari quando era in servizio al Municipio, era passato a svolgere il ruolo di consulente proprio per una delle imprese di punta gravitanti attorno ai tre fratelli di Casal di Principe, la Casertana Costruzioni.