Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di decessi in Europa poiché colpiscono quasi quattro milioni di persone. Il colesterolo ne è la causa principale.
Quando si è sani, una dieta ricca di vegetali e povera di grassi e l’attività fisica possono essere sufficienti a proteggerci dall’ipercolesterolemia. Ma una volta che il processo di «indurimento» delle arterie è avanzato, ricorrere ai farmaci è l’unica opportunità per prevenire l’insorgenza di eventi acuti cardio (infarti) e carebrovascolari (ictus). Più che al valore totale del colesterolo, è la quota di quello Ldl a cui bisogna prestare maggiore attenzione. Depositandosi nelle arterie, la frazione «cattiva» si accumula e finisce per ostruire il flusso del sangue. I valori del colesterolo cattivo dovrebbero essere inferiori a 130 mg/dl anche nei soggetti sani che non presentano specifiche patologie. Sarebbero auspicabili livelli ancor più bassi di 130 mg/dl nei pazienti che già soffrono di pressione alta, diabete, obesità o altri disturbi cardiovascolari.

La base per il trattamento per l’ipercolesterolemia è rappresentata dalle statine o dagli anticorpi monoclonali; non sempre, però, la loro assunzione si rivela sufficiente, soprattutto nelle persone ad alto rischio (per familiarità o per precedenti eventi cardiovascolari); anzi talvolta viene addirittura sconsigliata per i possibili effetti collaterali.

