Esistono libri preziosi, destinati a colmare vuoti e a proporsi al lettore in tutta la loro utilità. Il Dizionario del nuovo cinema napoletano, scritto da Giuseppe Borrone e pubblicato da CentoAutori (22 euro, 368 pagine) è uno di questi. Titolo inaugurale della nuova collana Cinema curata dallo stesso Borrone, il volume propone una ricognizione informata e approfondita, per la prima volta in un unico testo realizzato sotto forma di dizionario, del ricco patrimonio di lungometraggi e documentari realizzati a Napoli e in Campania a partire da fine anni Ottanta – inizio Novanta, nell’arco di oltre un trentennio durante il quale il fenomeno del cosiddetto Nuovo cinema napoletano ha saputo conquistare gli onori delle cronache culturali e proporsi all’attenzione del pubblico e della critica.
Aperto da una prefazione del critico cinematografico Valerio Caprara e composto da oltre 500 schede di film e più di 200 di registi, questo dizionario compilato con gusto e competenza da Borrone mette assieme – come sottolinea opportunamente lo stesso Caprara nel suo testo introduttivo – “pagine ricchissime di informazioni e dense di aggiornamenti“. L’itinerario storico-critico di Borrone mette in evidenza l’esigenza di rinnovamento di linguaggi e contenuti che accomuna i tanti autori emersi all’ombra del Vesuvio dai primordi del decennio Novanta fino agli anni della pandemia da Covid-19: da Antonio Capuano e Mario Martone ad Antonietta De Lillo, Pappi Corsicato, Stefano Incerti, Vincenzo Marra, Paolo Sorrentino, Edoardo De Angelis e tanti, tanti altri di differenti generazioni. Ma l’autore analizza le opere anche di quei cineasti non napoletani che, in carriera, hanno deciso di cimentarsi in autentici “corpo a corpo” con la metropoli vesuviana: da Matteo Garrone a Gianni Amelio, dai Manetti Bros a Ferzan Ozpetek e via elencando. Borrone, però, dedica spazio anche all’animazione (da Enzo D’Alò ad Alessandro Rak), a documentaristi di livello internazionale come Leonardo Di Costanzo, alla comicità (da Luca Miniero ad Alessandro Siani) e a tanto cinema indipendente (per esempio, quello che gravita intorno alla factory di Gaetano Di Vaio, Bronx Film). E, con approccio affettuoso e rispettoso al tempo stesso, non fa mancare il giusto tributo ai due numi tutelari della nuova scena cinematografica vesuviana, cioè Salvatore Piscicelli e Massimo Troisi.


