La diciottesima edizione dell’Ischia Film Festival, che s’è conclusa ieri sera con la proclamazione del film polacco Eastern come miglior lungometraggio e con l’attore e regista casertano Marco D’Amore come ospite d’onore, ha avuto tra i suoi momenti più emozionanti la proiezione in anteprima del film breve di Giuseppe Alessio Nuzzo intitolato Fame (prodotto da Paradise Pictures con Rai Cinema, con il sostegno economico della Direzione generale cinema del ministero per i Beni e le attività culturali e il turismo, in associazione con An.tra.cine di Eduardo Angeloni). Con questa opera breve, il giovane cineasta campano torna alla regia dopo i successi conseguiti con Lettere a mia figlia e Le Verità, che hanno saputo ottenere vari riconoscimenti ai Nastri d’Argento e al Giffoni Film Festival.

Da dietro la macchina da presa, dunque, Nuzzo narra l’emblematica storia di un uomo che si trova di fronte a un bivio: vivere onestamente o delinquere. L’obiettivo è rendere partecipe gli spettatori alla vicenda, immedesimandosi negli occhi e nel corpo dei personaggi, innescando riflessioni sull’importanza della scelta e su come possa influenzare il destino dell’uomo. Attraverso l’ausilio delle varie tecniche narrativo-cinematografiche e grazie a una consapevole scelta di rappresentare un tema sociale alquanto complesso e scottante, chi guarda si troverà calato nella storia, familiarizzando con l’imponente assenza del dialogo: se, da una parte, può destabilizzare e straniare la visione, dall’altro canto lo spettatore e la spettatrice possono dare ascolto alle proprie sensazioni e immergerle nei caratteri incontrati durante il corso della narrazione. Napoli, con i suoi paesaggi e la sua storia, fa da sfondo a questa particolare vicenda, a proposito della quale Giuseppe Alessio Nuzzo sottolinea l’esigenza “di dare voce alle difficoltà e alle divisioni sociali diventate marcate e insostenibili dopo l’avvento della pandemia da Covid-19 e agli scontri per le disuguaglianze negli Usa“. Grazie al cast composto da Massimiliano Rossi, Ludovica Nasti, Bianca Nappi, Ester Gatta e Gigi Savoia il regista rappresenta, quindi, “una tragedia silenziosa come quella della povertà“, che attraversa una città tanto complessa quanto generosa.


