È stato sciolto il Consiglio comunale di Sant’Antimo per infiltrazioni camorristiche. Il Consiglio dei ministri, su proposta del titolare del Viminale, Luciana Lamorgese, ha deliberato lo scioglimento per 18 mesi “a seguito di accertati condizionamenti – spiega la nota di Palazzo Chigi – da parte delle locali organizzazioni criminali, a norma dell’articolo 143 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”. Viene così stabilito il contestuale affidamento dell’amministrazione dell’ente locale a una commissione di gestione straordinaria. L’anno scorso, il Consiglio comunale di Sant’Antimo era stato già sciolto per le dimissioni di tredici consiglieri. Contro il provvedimento, l’ex sindaco Aurelio Russo (Pd) aveva presentato ricorso al Tar Campania senza riscontri positivi.
Secondo i dati forniti dalla Fondazione Giancarlo Siani, dal 1991 al 2019 sono stati sciolti in Italia 314 Consigli comunali per infiltrazioni mafiose. Su 314, ben 304 sono Comuni delle regioni del Sud. Casandrino è stato il primo sciolto per camorra in Italia (agosto 1991). Dopo Casandrino, nel settembre del 1991 fu la volta di Sant’Antimo. Attualmente, il Comune alle porte di Napoli si trova a far parte di quell’elenco dei Consigli comunali in Campania sciolti in questi anni più di una volta: Arzano (Napoli: al terzo scioglimento, dopo quelli del 2008 e del 2015, 2019), Marano (Napoli: tre scioglimenti, 1991, 2004 (annullato) e 2016), San Gennaro Vesuviano (Napoli: tre scioglimenti, 1991, 2006 (annullato) e 2018), San Giuseppe Vesuviano (Napoli: due scioglimenti, 1993, 2009), Afragola (Napoli: due scioglimenti, 1999 (annullato), 2005), Orta di Atella (Caserta: al secondo scioglimento, dopo quello del 2008), Casal di Principe (Caserta: tre scioglimenti, 1991, 1996 e 2012), Casapesenna (Caserta: tre scioglimenti, 1991, 1996 e 2012), Grazzanise (Caserta: tre scioglimenti, 1992, 1998 e 2013), San Cipriano d’Aversa (Caserta: tre scioglimenti,1992, 2008(annullato) e 2012), Villa di Briano (Caserta: due scioglimenti, 1992, 1998), Santa Maria la Fossa (Caserta: due scioglimenti, 1992, 1996).
Per quanto riguarda il Consiglio comunale di Sant’Antimo, il 30 settembre del 1991 l’allora Presidente della Repubblica firmò il decreto di scioglimento. Il 1991 fu un anno caldo per le vicende di camorra: venne ucciso il boss Salvatore Puca, venne crivellato di colpi in un laboratorio di pasticceria il pregiudicato Vincenzo Iavarone, in un locale fu ucciso Carlo Chiariello, il guardaspalle di Geremia Ranucci. Lo Stato, però, non rimase a guardare: fu arrestato il boss latitante Santo Flagiello, oltre due miliardi di lire furono sequestrati a Geremia Ranucci, fu arrestato un esponente di spicco del clan Verde, Antimo Di Isidoro. Nel frattempo, si celebrarono i processi a carico dei boss della criminalità santantimese.
Nella relazione della Commissione antimafia, presieduta dall’allora senatore Gerardo Chiaramonte, si poteva leggere di “camorra e politica troppo vicine a Casandrino e a Sant’Antimo”. Ad agosto del 1991, infatti, venne sciolto il Comune di Casandrino per infiltrazioni della camorra. Un provvedimento che seguiva tutta una serie di fatti gravissimi. Il 24 novembre 1987 alcuni esponenti della camorra santantimese sequestrarono la giunta comunale di Casandrino. Erano il sindaco Americo Galdieri, gli assessori Di Virgilio, Chianese e Marrazzo, evidentemente non graditi alla camorra. Tra il 1988 e il 1989 furono minacciati e feriti vari politici e tecnici di Casandrino. A seguito di numerosi esposti anonimi, gli inquirenti accertarono che alcuni appalti, come quello della fornitura della carne alla mensa scolastica o quello della pubblica illuminazione, erano strati truccati per favorire il clan Puca. Nel 1990 con la nomina a sindaco del geometra Alfredo Di Lorenzo, secondo gli inquirenti, una delle prime giunte venne convocata a casa del boss Pasquale Puca per decidere della gestione degli appalti.
Secondo i magistrati qualcosa in più e di diverso rispetto alle minacce e alle intimidazioni. Per questo l’allora ministro dell’Interno Enzo Scotti ad agosto del 1991 decretò lo scioglimento per camorra del Comune di Casandrino. Addirittura dopo lo scioglimento, l’ormai ex sindaco Di Lorenzo rilasciò ben 80 licenze: a beneficiarne molti parenti di assessori e politici dell’epoca. A settembre anche per Sant’Antimo fu emesso il decreto che scioglieva il civico consesso per 18 mesi “perché condizionato dalla camorra”. Ecco cosa scriveva il Ministro dell’Interno dell’epoca, Scotti, nella relazione allegata al decreto di scioglimento: “Il Consiglio comunale di Sant’Antimo, rinnovato nelle consultazioni elettorali del 29 maggio 1988, presenta fenomeni di infiltrazione e di condizionamento da parte della malavita organizzata locale, rilevati dal prefetto di Napoli in seguito ad accertamenti svolti dagli organi di polizia e dall’esame dei procedimenti a carico di taluni amministratori. Proprio i rapporti della legione carabinieri gruppo Napoli II n. 013365/23 del 3 agosto 1991 e 16 settembre 1991, evidenziano che si è in presenza di una struttura pubblica che strumentalizza le proprie iniziative alle finalità dei nuclei delinquenziali operanti nel territorio. I collegamenti di taluni degli amministratori con la malavita organizzata – clan Puca e Verde – si estrinsecano attraverso rapporti di parentela e/o cointeressi in attività economiche e patrimoniali. La cointeressenza in attività economiche si coglie soffermandosi sugli accordi in materia di appalti tra il clan di Pasquale Puca e il clan dei Verde. La gestione amministrativa dell’ente è connotata da ricorrenti irregolarità nel rilascio delle concessioni edilizie e nella concessione di contributi ai sensi della legge n. 219/81. Le connessioni intercorrenti tra amministratori dell’ente e appartenenti ad organizzazioni criminose offrono una inequivocabile chiave di lettura che pone in risalto come capillarmente siano ormai distribuiti i loro rapporti e come gli interessi della malavita organizzata siano quasi del tutto finalizzati al controllo delle attività amministrative del Comune di Sant’Antimo, ormai vincolato nella sua libertà discrezionale, in quanto la mentalità mafiosa ne ha permeato la struttura, le modalità operative e la prassi amministrativa”.
Nel 1992 attraverso una serie di esposti del Partito repubblicano scattarono gli avvisi di garanzia per gli ex amministratori su alcune delibere (11 per la precisione) per l’affidamento di incarichi per la direzione dei lavori ad un architetto per alcune opere di risanamento del territorio (rete idrica via Diaz, via Trento e via principe di Piemonte, risanamento di via Cupa del lupo). Negli anni successivi non sono mancate dichiarazioni di pentiti, indagini e arresti, che hanno ribadito con forza lo stretto legame tra politica e camorra a Sant’Antimo.