Il 26 gennaio entrerà nella storia dei giorni infausti, quei giorni che i fan di una celebrità sperano non arrivino mai. L’ammirazione sfrenata verso una persona, una star, riescono spesso a renderla immune dai comuni eventi umani, a renderla invincibile, prima che la realtà ci riporti sulla Terra. Un incidente aereo nei pressi di Los Angeles, in California, ha portato via la leggenda dell’Nba Kobe Bryant, la sua piccola Gianna, di soli 13 anni, e altre 7 persone. Tante cose sono state dette riguardo quel volo, tra le più forti: “le condizioni atmosferiche non lo permettevano, il pilota ha commesso un errore”. Ma una volta messa da parte la rabbia, tutto ciò che rimane è il ricordo di un uomo, uno sportivo, che è entrato a pieno diritto non solo nel cuore di tutti gli appassionati di pallacanestro, o basket, che dir si voglia, quanto in quello di tutti gli appassionati di sport nel mondo. Il ricordo di Kobe è indelebile, certo, ma anche quello della figlia, Gianna Maria, conosciuta da tutti come Gigi, scomparsa a soli 13 anni. Aveva intenzione di cogliere il testimone sportivo del padre e portarlo verso l’immortalità.
In questi giorni il mondo intero si è stretto attorto alla famiglia del cestista, devastata dalla perdita. Gli Stati Uniti in prima fila, senza dubbio, ma non molto lontano c’era l’Italia, vista da Kobe quasi come una seconda patria. Suo padre, Joe Bryant, giocò in Italia con vari club, dall’84 al ’91, quando Kobe è passato dai 6 ai 13 anni. Adesso, invece, è Napoli che propone un piccolo ma significativo gesto: il campetto di basket che sorge in via dell’erba, nel quartiere Arenella, sarà intitolato alla memoria di Kobe Bryant. Jorit, l’artista napoletano, ha dipinto un murales con il volto di Kobe, a cui sarà anche dedicata una giornata, un memorial day.

