Sono stati tratti in arresto nelle prime ore di questa mattina, a Marano di Napoli, i due giovani esponenti del clan camorristico Orlando, verso cui il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, accogliendo la richiesta presentata dalla Procura distrettuale antimafia partenopea. C.A., 31 anni, e D.M., 25, entrambi residenti in zona, sono gravemente indiziati di tentata estorsione in concorso e illecita concorrenza, reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso. Secondo quanto emerso dalle indagini portate avanti dai militari dell’Arma, i due giovani, impiegati in una società di Marano di Napoli dedita al commercio della carta e riconducibile al clan Orlando, avrebbero tentato di intimidire un imprenditore locale che, dopo essersi aggiudicato con regolare appalto, la fornitura di prodotti casalinghi per una scuola comunale, stava eseguendo la consegna della merce all’interno dell’istituto. C.A. e D.M. avrebbero a quel punto avvicinato l’uomo nei pressi dell’istituto scolastico, intimandogli di non effettuare più alcuna consegna sul territorio di Marano di Napoli, di esclusiva competenza della loro azienda, e di tornarsene immediatamente da dove era venuto, senza sfidare la loro influenza in quella zona. Le immagini dell’atto intimidatorio, riprese dalle telecamere di videosorveglianza installate nei pressi dell’edificio scolastico, sono state acquisite e analizzate dagli inquirenti, contribuendo a ricostruire la dinamica dei fatti e ad incastrare i due giovani malviventi, attualmente detenuti presso la casa circondariale di Secondigliano.
Sono accusate di estorsione, illecita concorrenza e altri reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso anche sette persone affiliate al clan Vinella Grassi, arrestate ieri nel corso di un’operazione della guardia di finanza di Napoli. Le complesse attività d’indagine, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno portato all’emissione dell’ordinanza da parte del Giudice per le indagini preliminari del tribunale partenopeo. In concomitanza con la misura di custodia cautelare, le fiamme gialle hanno eseguito anche un sequestro preventivo di beni, tra cui diversi immobili, undici società, svariati automezzi e un’imbarcazione per un valore di oltre dieci milioni di euro.

