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Home Cultura

Mazinga contro l’atomica, un libro sugli anime giapponesi come metafora della guerra

Attraverso l'analisi dell'animazione nipponica anni Settanta, Giorgio Messina affronta i temi bellici prendendo a esempio personaggi come Jeeg Robot, Goldrake e Gundam

Emanuele Di Donato di Emanuele Di Donato
12 Luglio 2020
in Cultura, Letture
Mazinga contro l'atomica

Quante e quali connessioni esistono tra il mondo dell’animazione giapponese e la guerra? Più nel profondo, esiste un filo rosso che unisce simbolicamente e ideologicamente gli anime e il periodo bellico della Seconda guerra mondiale? Un occhio superficiale potrebbe rispondere di no; un occhio occidentale soprattutto, il cui retaggio ha ingabbiato le varie sfaccettature e chiavi di lettura dell’animazione nipponica nello slot dei semplici cartoni animati per bambini. Come spiega, invece, Giorgio Messina nel suo nuovo libro Mazinga contro l’atomica. Gli anime giapponesi degli anni Settanta come metafora della guerra (224 pagine, 14 euro, pubblicato dalla casa editrice napoletana CentoAutori nella collana Pop & Cult), questo tipo di media attinge elementi narrativi da ciò che di più vero esiste: le relazioni internazionali tra Stati, le scienze politiche, la sociologia e le strategie militari. In poco più di duecento pagine il saggista delinea nei dettagli il panorama dell’immediato secondo dopoguerra – in quei catastrofici momenti che seguirono lo sgancio delle due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki – fino ad arrivare a definire anno per anno, per tutto il decennio Settanta appunto, una cronistoria di cosa stava succedendo nella produzione degli anime e nelle televisioni di tutto il mondo.

Facciamo un piccolo passo indietro: ci sono pochissimi dubbi sul successo mondiale raggiunto dagli anime e dai film d’animazione giapponesi, ma è bene fare una piccola introduzione dell’argomento. Il termine anime (アニメ, abbreviazione di アニメーション, resa giapponese del lemma inglese animation) copre tutta quella fascia di media che comprende l’animazione e i film d’animazione, non soltanto giapponesi. Il termine nacque proprio negli anni Settanta, in un processo di nipponizzazione (rendere in lingua giapponese lemmi provenienti da altre lingue tramite prestiti linguistici) che attingeva da altre lingue e culture – inglese, portoghese, olandese, tedesco – per dotare concetti di un significante più ampio e internazionale che fino a quel momento era chiuso al solo Paese del Sol levante. Nonostante la similitudine nei termini con cui si identificavano, però, i prodotti della cultura giapponese erano profondamente diversi da quelli occidentali e in particolar modo, forse, da quelli italiani che, invece, esprimevano spiccati elementi filoamericani.

Senza entrare troppo nel merito di ciò che è presentato nelle pagine di Mazinga contro l’atomica (lasciamo al lettore la libertà e il piacere della scoperta), Giorgio Messina affronta temi cruciali che vanno dalla Seconda guerra mondiale fino agli anni Settanta, attraversando sia la fase peggiore della storia giapponese, sia quella del risveglio economico e di un nuovo patriottismo. Tutto ciò, viene cucito insieme a titoli di anime che, ormai, sono considerati pietre miliari del genere. Girando attraverso le tv di tutto il mondo, infatti, le avventure di Mazinga Z, Goldrake, Devilman, Jeeg robot d’acciaio e Gundam – solo per citarne alcuni, ma il libro è pieno zeppo di titoli – affrontavano i temi della guerra, del bene e del male, delle armi nucleari e, in particolar modo, di quell’arma segreta da usare esclusivamente come extrema ratio. Temi apparentemente scomodi per le televisioni nazionali che, in un primo momento, lasciarono il monopolio degli anime a quelle locali. La miriade di robot componibili e controllati da una mente umana che sapesse discernere tra la violenza usata come difesa piuttosto che come attacco per soggiogare ricalca tutti quegli elementi che sono diretta eredità della guerra: la paura verso un nemico (che giungeva soprattutto dal mare), la potenza scientifica e tecnologica, le strategie militari in una frenetica partita a Risiko dalle fattezze fin troppo reali.

A conclusione del libro di Giorgio Messina c’è il concetto che, a dispetto di tutti i robot, le armi e le lotte con entità aliene che vogliono conquistare la Terra, la morale presente negli anime degli anni Settanta è sempre di stampo pacifista e antimilitarista. Gli autori di questo genere d’animazione, e per estensione i personaggi ai quali danno vita, sono forieri di nuovi valori etico-morali. L’utilizzo della fiction per presentare concetti e strategie belliche mira a infondere nel pubblico un sentimento di catarsi: far riaffiorare il dramma della guerra e delle armi nucleari ha l’obiettivo diametralmente opposto di avvertire l’uomo della tragicità delle sue azioni e, soprattutto, delle sue conseguenze.

Giorgio Messina è esperto di animazione e fumetto, ha collaborato con scrittori del calibro di Neil Gaiman, Mario Farneti e Alan D. Altieri. Ha fondato l’etichetta Cagliostro E-Press, con la quale ha lavorato a più di duecento volumi a fumetti e scoperto molti autori che oggi lavorano per le principali case editrici italiane ed estere. Tra i suoi lavori vale la pena citare il suo ruolo di curatore della prima versione a fumetti del Commissario Ricciardi, personaggio creato dalla penna dello scrittore Maurizio de Giovanni. Prima di Mazinga contro l’atomica, nel 2010 ha pubblicato con Luca Franchi il saggio Con l’aiuto del sole vincerò. Daitarn III e la guerra privata di Haran Banjo (Cagliostro E-press). Attualmente insegna Tecniche narrative del fumetto, dei manga e degli anime presso la Kirby Academy di Cassino.

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Tags: Giappone
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