“Mille gelsi per Carditello”: parte il crowdfunding per il sito borbonico
Grazie alla raccolta fondi sarà realizzato un viale alberato che accompagnerà i visitatori della reggia. A ogni arbusto verrà dato il nome di un bambino
In occasione della Giornata mondiale della terra la fondazione Real sito di Carditello ha lanciato una campagna di crowdfundingper la realizzazione di un importante progetto di riqualificazione ambientale del territorio intitolato Mille gelsi per Carditello. L’iniziativa è volta alla riscoperta e alla valorizzazione della gelsicolturaattraverso la realizzazione di un viale di gelsi nella reggia borbonica, con la possibilità di “dedicare” un albero a ogni bambino: gli arbusti verranno piantati dai volontari della fondazione lungo la strada d’accesso che conduce alla reggia e nei boschi adiacenti.
Ogni nuovo gelso piantato avrà il nome di un bambino scelto dai donatori, così da rinsaldare il rapporto tra uomo e natura e porre l’accento sull’importanza del rispetto dell’ambiente in un territorio, situato nel cuore dell’antica Campania Felix, troppe volte depredato e devastato dall’attività umana. Le piantagioni di gelsi, oltre a valorizzare il territorio, vogliono costituire un vero e proprio itinerario ecoturistico, rappresentando così un’attrattiva per i visitatori e al tempo stesso contribuendo ad abbattere le emissioni di anidride carbonica. Il gelso, non a caso, è una di quelle piante considerate “virtuose” in quanto attraverso la fotosintesi e la trasformazione in biomassa, è capace di catturare dall’aria grossi quantitativi di Co2, purificando così l’ambiente.
Bacche di gelso “nero”
La Reggia di Carditello, grazie all’incessante lavoro della fondazione, si è trasformata negli ultimi anni in un vero e proprio hub di imprese legate al mondo dell’allevamento equino, dell’apicoltura e della produzione di miele nonché della produzione lattiero-casearia ed enologica. A queste si aggiungono la gelsicoltura e la bachicoltura, ossia l’allevamento dei bachi da seta, entrambe pratiche antiche riscoperte in seguito a un attento studio delle metodologie produttive agro-alimentari utilizzate in età borbonica. Già all’inizio di quest’anno sono stati avviati i lavori di riqualificazione dell’antico viale che collega il sito borbonico, situato sul territorio di San Tammaro, a Capua, attraverso la realizzazione di un itinerario immerso nel verde e lungo nove chilometri da percorrere a piedi, in bici o in handbike.
La pianta di gelso, nella fattispecie, è tornata al centro dell’attenzione pubblica grazie ai suoi numerosi campi di applicazione non solo per il consumo agroalimentare, ma anche per quel che riguarda la realizzazione di cosmetici nutritivi per il corpo e per quel che concerne il campo della nutraceutica, ossia lo studio delle proprietà terapeutiche e preventive di alcuni alimenti per specifiche patologie. L’arbusto, originario dell’Asia, fu importato in Italia diversi secoli fa, trovando terreno fertile dove poter affondare le sue radici specialmente nel Sud Italia, complici le condizioni favorevoli generate dal clima mediterraneo. Mentre le sue bacche venivano integrate regolarmente nell’alimentazione umana, le sue foglie venivano utilizzate per alimentare i bachi da seta, piccoli e graziosi insetti che venivano allevati dalla casa reale borbonica per realizzare le preziose sete e i pregiati tessuti nelle filerie di San Leucio. Fu nel Settecento, per volontà della regina Maria Carolina d’Asburgo, consorte di re Ferdinando I di Borbone, che la coltivazione dei gelsi fu estesa sugli ampi terreni della tenuta reale di Carditello.
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