Due carabinieri sono stati arrestati ieri mattina dai colleghi del Comando Provinciale di Napoli nell’ambito di una indagine più ampia della Dda. Le accuse sono di quelle pesanti: favoreggiamento nei confronti del clan Cutolo del Rione Traiano e del clan Di Costanzo di Pozzuoli, articolazione dei Longobardi-Beneduce, avendo loro rivelato, tra le altre cose, l’esistenza di indagini in corso. Tra gli indagati figurano anche Gennaro Di Costanzo, ritenuto ai vertici del clan omonimo, e Gennaro Carra, all’epoca reggente del clan Cutolo successivamente collaboratore di giustizia. Uno dei due militari infedeli, M. C., 46 anni, all’epoca dei fatti era in servizio nella Compagnia di Bagnoli; tra le accuse, si legge nell’ordinanza firmata dal gip del Tribunale di Napoli, non avrebbe redatto una relazione di servizio dopo aver saputo che a sparare a Mario Varriale, nella notte tra il 23 e il 24 settembre 2015, era stato lo stesso Di Costanzo. A M. C. viene contestato inoltre di avere scritto, in una relazione di servizio del gennaio 2019, di aver controllato Genny Carra mentre si trovava a piedi e non come in realtà all’interno di un’auto presa a noleggio. Questi soltanto due dei passaggi che certificano il comportamento “opaco” tra il Cinque e diversi esponenti della criminalità organizzata, un “modus operandi” che converge nelle dichiarazioni di ben otto collaboratori di giustizia; il giudice dell’inchiesta definisce “trasversale” il contributo del militare rivolto a “chiunque potesse garantirgli un tornaconto personale“.
Insomma, di volta in volta, a seconda della convenienza, si favoriva l’uno o l’altro clan. Uno degli otto “pentiti” è Roberto Perrone, ritenuto affiliato storico del clan Nuvoletta, il quale ha riferito di aver ricevuto parecchi favori dal C., omettendo di effettuare ad esempio controlli quando era sorvegliato speciale o informandolo riguardo eventuali provvedimenti a suo carico. Nello specifico Perrone, il quale aveva l’abitudine di giocare a poker con alcuni imprenditori, si informava, per recarsi alla bisca, prima quando era di turno il carabiniere infedele incaricato ad effettuare il controllo presso l’abitazione, il quale a differenza di altri, si limitava a bussare al citofono e andava via! La giudice per le indagini preliminari ha disposto per M. C. il carcere.


