Nel corso della mattinata odierna i militari del comando provinciale di Napoli hanno dato esecuzione a sei ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di sei persone indagate per associazione camorristica. In particolare i sei arrestati, cinque dei quali sono stati tradotti in carcere e uno agli arresti domiciliari, sono ritenuti tutti affiliati al clan Puccinelli, sodalizio criminale egemone nella periferia occidentale di Napoli con base operativa nel rione Traiano. L’operazione si è così svolta tra il capoluogo partenopeo e le province di Benevento e di Terni: in manette sono finiti F. P, di 44 anni, S. P., di 27 anni, F. P., di 37 anni, C. P., di 31 anni, G. L., di 34 anni e di S. B., di 29 anni.
Le indagini condotte dall’Antimafia hanno permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei sodali del clan, che agiva a sua volta come “braccio armato” per conto del clan Licciardi, storica famiglia criminale originaria della Masseria Cardone e aderente alla famigerata Alleanza di Secondigliano assieme ai clan Contini e Mallardo. Dalle indagini sono emersi nei dettagli i ruoli specifici che gli affiliati al clan svolgevano per conto della potente famiglia camorristica partenopea, così come le modalità criminali con cui tenevano sotto controllo i territori della periferia occidentale di Napoli. Gli arrestati gestivano infatti una vera e propria “cassa comune” che veniva utilizzata per l’acquisto di armi e per supportare le attività criminali del sodalizio, specializzato nel campo delle estorsioni e nella gestione delle piazze di spaccio nei quartieri di Fuorigrotta e Soccavo. È emersa inoltre l’esistenza di un tipico sistema di welfare criminale, messo su per mantenere le famiglie degli affiliati finiti in carcere.


