Napoli perde un altro pezzo di storia: dopo più di sessant’anni di attività chiude, infatti, il cinema “Arcobaleno”, nel quartiere del Vomero. Nei locali della storica sala cinematografica partenopea verrà realizzato un supermercato cinese. A darne notizia è il presidente del Comitato valori collinari Gennaro Capodanno sulla propria pagina Facebook: “Oggi è un giorno triste per i cinefili partenopei − dice amareggiato − ma anche per tutti quei vomeresi che, in oltre sessant’anni di vita, hanno avuto occasione di trascorrere in quelle sale tante bellissime ore“. Nell’agosto 2015 ci fu la riapertura dopo la chiusura per un anno e mezzo (gennaio 2014), ma “purtroppo − spiega Capodanno − a differenza di quanto avvenuto sei anni fa, questa volta non ci sarà un lieto fine, con la riapertura della sala cinematografica, dopo la battaglia sostenuta dai cittadini. La pandemia ha messo fortemente in crisi il settore e la preoccupazione è che a questa scomparsa ne possano seguire altre. Da mesi si parla anche della possibilità che anche il cinema-teatro Acacia, posto nel limitrofo quartiere Arenella, potrebbe cambiare destinazione d’uso“.
Il cinema “Arcobaleno” nacque alla fine degli anni Cinquanta. Inizialmente portava il nome di “Stadio”, in quanto situato in prossimità dello stadio Collana, storico impianto sportivo che ospitava le partite casalinghe del Napoli. Agli inizi degli anni Novanta, poi, con il boom delle sale cinematografiche, subì una trasformazione con la nascita della multisala. “Purtroppo − prosegue Capodanno − su otto sale cinematografiche presenti solo nell’ambito del quartiere Vomero, già negli anni trascorsi ne avevano chiuso cinque“. E adesso si aggiunge anche l’Arcobaleno, che è la sesta. “Senza dimenticare – ricorda Capodanno – che proprio al Vomero, in via Cimarosa, nacque nel lontano 1909 il cinema italiano con gli stabilimenti della Lombardo film che, alcuni lustri dopo, avrebbero dato vita alla più grande casa cinematografica italiana: la Titanus“. Capodanno invoca, infine, a gran voce l’applicazione di specifiche “norme salva-cinema“ come fatto, ad esempio, a Bologna o Firenze, che consentano, attraverso apposite convenzioni, di salvare le sale storiche.


