Continuano a spuntare dettagli sulla festa abusiva avvenuta lo scorso 2 novembre nel Borgo Sant’Antonio Abate, a Napoli, a cui avevano preso parte 150 persone tutte assembrate e senza mascherina. Il questore di Napoli, su proposta del commissariato Vicaria-Mercato, ha infatti disposto la sospensione per 30 giorni dell’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande nei confronti del bar che aveva ospitato il party, sito in via Michele Morelli. La festa era terminata con l’intervento dei poliziotti, che erano stati aggrediti dai presenti con calci, pugni e lancio di bottiglie e altri oggetti.
In quella situazione, degenerata nel caos, gli agenti avevano arrestato tre cittadini nigeriani per lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato; altri cinque erano stati invece denunciati per i medesimi reati, mentre un altro soggetto era stato deferito anche per ingresso e soggiorno illegale sul territorio dello Stato. Il locale, invece, era stato sottoposto a sequestro e chiuso temporaneamente per cinque giorni, per violazione delle norme anti contagio. Diversi giorni dopo l’accaduto, il questore di Napoli aveva emesso, nei confronti del titolare dell’esercizio commerciale e di altri sette cittadini stranieri, otto provvedimenti di divieto di accesso ai pubblici esercizi o locali di pubblico trattenimento nei territori di Borgo Sant’Antonio Abate e del Vasto, oltre al divieto di stazionare nelle immediate vicinanze degli esercizi e dei locali. L’eventuale violazione di tali misure è sanzionata con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 8mila a 20mila euro. Già precedentemente alla mega festa, nel mese di ottobre, erano pervenute numerose segnalazioni di assembramenti e disturbo della quiete pubblica.


