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Home Cronaca

Napoli, estorsione aggravata: in manette tre esponenti del clan Cesarano

Dalle indagini è emerso come il sodalizio camorristico legato al clan Licciardi riscuotesse pagamenti da commercianti e artigiani di Secondigliano

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
12 Aprile 2021
in Cronaca, Napoli

Stamane gli agenti della squadra mobile di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale partenopeo su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di tre indagati: si tratta di A. C., ventotto anni, S. S., trentacinque anni e di D. Q., di venticinque anni. I tre arrestati sono ritenuti gravemente indiziati di aver compiuto in più episodi e in concorso tra loro il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le loro azioni criminali erano finalizzate ad avvantaggiare e a consolidare il predominio del clan Cesarano nella periferia nord del capoluogo partenopeo. 

Uno degli arrestati, A. C., è infatti figlio di Giovanni Cesarano, meglio conosciuto tra gli ambienti criminali napoletani come Gianni ‘o biond, esponente di prim’ordine del più vasto e articolato clan Licciardi. Tramite la mediazione di quest’ultimo il sodalizio dei Cesarano, che aveva stabilito il proprio quartier generale nel Rione Kennedy a Secondigliano, si era costituito come braccio operativo degli affari criminali dei Licciardi, condividendo la pianificazione e la gestione delle attività illecite e degli affari del clan secondiglianese. L’articolata attività investigativa condotta dalla Direzione distrettuale antimafia tra il novembre del 2019 e l’aprile del 2020 ha permesso di accertare la reiterata attività estorsiva posta in essere dall’organizzazione camorristica. Sono stati così ricostruiti dagli inquirenti tutta una serie di reati a sfondo ricattatorio compiuti ai danni dei commercianti e degli artigiani del quartiere Secondigliano.

Una delle vittime del racket dei Cesarano sarebbe stata addirittura costretta a pagare una somma di denaro pari a 5mila euro per continuare a poter alloggiare in un appartamento di cui era il legittimo assegnatario. L’abitazione, inserita in un contesto di edilizia popolare, era di proprietà del Comune di Napoli, tuttavia il clan esercitava il controllo totale sul bene immobile. La stessa vittima delle estorsioni era stata obbligata a versare con metodi ricattatori e intimidatori diverse quote al clan in occasione delle festività natalizie, di quelle pasquali e di ferragosto per poter continuare a svolgere, in piena tranquillità e sotto l’ala protettiva del clan, la propria attività di artigiano. Alla luce di analoghi reati di estorsione commessi sempre a Secondigliano nel mese di luglio dello scorso anno, i tre affiliati risultano attualmente detenuti in carcere in quanto già condannati con apposita sentenza in primo grado.

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Tags: clan Cesaranoclan LicciardiSecondigliano
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