Napoli, grande prova di forza: Atalanta travolta 4-1
Nella larga vittoria contro i bergamaschi vanno in gol Lozano (due volte), Politano e Osimhen. Nel post-partita, Gattuso torna sul mancato match con la Juventus: "Io ero il più arrabbiato di tutti, perché noi lo volevamo giocare proprio in questo periodo ed eravamo pronti per partire"
Nei venti minuti compresi tra il 23′ e il 43′ un tornado s’abbatte sul San Paolo e spazza via l’Atalanta, mai in partita e letteralmente travolta da un Napoli che per tutto il primo tempo è apparso bellissimo: quattro gol segnati in una ventina di minuti e tutti a casa, con la seconda metà di partita ridotta a pura sgambatura e i bergamaschi in rete soltanto al 69′, quando ormai il match era terminato, di fatto, da una mezz’ora abbondante.
Gattuso schiera la sua squadra con la nuova coppia di centrocampo Bakayoko – Fabian Ruiz alle spalle dei quattro attaccanti – da destra a sinistra – Politano, Mertens, Osimhen e Lozano, col furetto belga ad agire centrale alle spalle del giovane centravanti nigeriano. L’Atalanta di Gasperini risponde con lo schieramento consueto, col rientrante Ilicic assieme al Papu Gomez dietro al grande ex Duvan Zapata confermatissimo al centro dell’attacco. L’inizio degli azzurri è tambureggiante, col pallone che gira a ritmi molto elevati, il baricentro della squadra decisamente alto, un pressing feroce per il recupero palla e i continui tagli e movimenti degli attaccanti che mandano in totale confusione la difesa nerazzurra. Osimhen è una furia e da solo fa andare in bambola i centrali difensivi avversari, permettendo sviluppi degli attacchi del Napoli fino allo scorso anno impensabili. Se ne giovano soprattutto i due esterni, Lozano e Politano, non a caso autori dei primi tre gol, col messicano che spacca la partita al 23′ e al 27′ e che, poi, continua a dare per tutti i novanta minuti l’impressione di essere un giocatore completamente diverso rispetto all’oggetto misterioso della scorsa stagione. Ma ottima è la prova anche dell’ex interista, a suo agio nel velocissimo tourbillon offensivo azzurro e molto bravo nello sfruttare gli spazi che gli apre il centravanti, costantemente seguito da almeno due difensori avversari. Peraltro, è molto bella anche la terza rete dell’esterno offensivo di destra. Ma quando al 43′ anche Osimhen va in gol, dopo essere entrato in qualche modo in tutte e tre le marcature precedenti e aver messo in crisi dal primo minuto la difesa atalantina, allora di fronte agli occhi dei mille tifosi partenopei presenti sugli spalti si manifesta, netta, la sensazione di stare assistendo alla partita perfetta. Per inciso, va sottolineato come tra le file dell’Atalanta il migliore in campo sia nettamente il portiere Sportiello, bombardato per tutto il primo tempo e autore di due ottime parate anche nel corso di una ripresa comunque giocata dagli azzurri a ritmi bassi e controllando il match a proprio piacimento. A tratti sembra quasi che Gattuso abbia dato indicazioni ai suoi di provare un po’ anche la fase di non possesso.
Victor Osimhen al tiro contro l’Atalanta
Va detto, comunque, che s’è notata una differenza nettissima tra le due squadre anche in termini di condizione atletica, oltre che di concentrazione e voglia di vincere. E, in tal senso, al Napoli ha certamente giovato la decina di giorni trascorsi tutti assieme in ritiro (nella famosa “bolla” anti-Covid), mentre nella pausa della Serie A gli avversari avevano molti giocatori in giro per il mondo impegnati con le loro nazionali. Al di là di ciò, però, la squadra di Gattuso quest’anno sembra davvero forte, completa, profonda nella rosa e nelle alternative e, adesso, anche ben equilibrata con l’innesto dei muscoli e dell’esperienza di Babayoko in mezzo al campo, dove peraltro oggi erano ancora assenti sia Zielinski che Elmas a causa del Coronavirus. In prospettiva, la squadra azzurra quest’anno può proporre una “spina dorsale” centrale difesa-centrocampo-attacco composta da Koulibaly, Babayoko e Osimhen, fatta di centimetri, muscoli, tecnica, intelligenza tattica, velocità: potrebbe rivelarsi l’elemento decisivo della stagione del Napoli, che comunque, grazie in particolare al nuovo centravanti nigeriano, potrà permettersi di attaccare in modi diversi e con molte più soluzioni rispetto al campionato scorso (anche tenendosi basso e ripartendo in contropiedi rapidissimi). L’impressione molto evidente, infatti, è che sia Bakayoko a centrocampo che Osimhen in attacco fossero esattamente i calciatori che mancavano a Gattuso per poter concretizzare in modo definitivo il progetto tecnico-tattico che aveva nella propria testa, con la possibilità di alternare con duttilità e senza scompensi il 4-3-3 e il 4-2-3-1 (o 4-2-4) in modo da riuscire a sfruttare il pazzesco potenziale d’attacco che gli ha messo a disposizione la società.
Il gol di Politano per il 3-0 azzurro
Nel post-partita, sono state molto interessanti le dichiarazioni proprio dell’allenatore calabrese ai microfoni di Sky Sport, rivolte soprattutto a chi, in questi giorni, sta continuando a mettere in dubbio la buona fede del Napoli nella spinosa vicenda del match mai giocato a Torino contro la Juventus, con gli azzurri bloccati in Campania da una decisione della Asl ma penalizzati, per il momento, da una sentenza di primo grado del giudice sportivo che li ha puniti con lo 0-3 a tavolino e un punto di penalizzazione in classifica (col Napoli che, comunque, ha fatto ricorso). “Io sono stato il più arrabbiato di tutti – ha rivelato Gattuso – perché la partita la volevo giocare proprio in questo momento, con i bianconeri che sono ancora in fase di costruzione e sono un cantiere aperto. Ero certo che ce la saremmo giocata alla grande. E la società era d’accordo con me. Molti di noi erano già sul pullman per partire in direzione dell’aeroporto quando siamo stati fermati. E io ci sono rimasto molto male. Chi dice che il Napoli non voleva giocare dice una cosa non vera“. La riconosciuta onestà di Rino Gattuso e la credibilità della quale gode in modo unanime nell’ambiente del calcio italiano e internazionale dovrebbero, dopo queste sue parole, mettere a tacere chi in questi giorni sta rimestando nel torbido, per fini strumentali o per meri interessi di parte.
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