Dalle prime ore di questa mattina, la squadra mobile di Napoli è impegnata in una operazione di polizia giudiziaria nell’area flegrea. Gli uomini della polizia di Stato stanno dando esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. Il primo provvedimento è stato emesso nei confronti di una persona ritenuta mandante dell’omicidio di Luca Megalli, avvenuto il 6 novembre del 2014; il secondo, nei confronti di tre soggetti gravemente indiziati di estorsione e tentata estorsione aggravate dal metodo mafioso, che si sarebbero resi autori di due distinte vicende estorsive, entrambe finalizzate a ottenere un ingiusto profitto sul ricavato di truffe online effettuate tramite giochi e scommesse.
Il mese scorso, il nucleo investigativo dei carabinieri di Napoli aveva dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro indagati, emessa dal Gip del Tribunale di Napoli al termine di articolate indagini svolte dalla Direzione distrettuale antimafia, nei confronti dei responsabili dell’omicidio di Ciro Maisto, perpetrato a Napoli il 6 agosto del 2008 all’interno della villa comunale di Secondigliano.
Le attività di indagine – fondate su intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e riscontri oggettivi – avevano consentito di individuare nei quattro arrestati i mandanti, gli organizzatori ed esecutori materiali dell’evento delittuoso, che si inserisce temporalmente a margine della cosiddetta “seconda faida” di Scampia, ma che in realtà viene ricondotto a una “epurazione” interna al clan Di Lauro. Maisto aveva messo in discussione la leadership del clan, in quel momento retto da Marco Di Lauro, latitante ma presente sul territorio. I vertici del sodalizio avevano deciso, pertanto, di uccidere Maisto pensando che potesse tradirli, aderendo agli “Scissionisti” oppure collaborando con la giustizia.
Ciro Maisto, elemento di spicco del clan, fu assassinato in prossimità del rione Dei Fiori, noto come “Terzo Mondo”, quartier generale del clan Di Lauro. La vittima venne attirata in un tranello da altri affiliati, che lo uccisero esplodendogli contro vari colpi di pistola. Tra i soggetti colpiti dalla misura cautelare figura, in qualità di mandante, lo stesso Marco Di Lauro, tratto in arresto nel marzo 2019 dopo circa 15 anni di irreperibilità e già inserito nell’elenco dei latitanti più ricercati a livello nazionale. Come è noto, Marco Di Lauro è stato già condannato, non in via definitiva, per l’omicidio di Attilio Romanò, vittima innocente di camorra, ucciso dai sicari del clan nel 2005.
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