La Dda di Salerno, definisce «inquietanti» alcuni aspetti riscontrati nel corso delle indagini. Quello più evidente è una telefonata senza risposta, esattamente due minuti dopo l’omicidio di Vassallo, fatta dal carabiniere Luigi Molaro al tenente colonnello Fabio Cagnazzo, originario di Aversa. Un dato rilevante ai fini dell’indagine, tanto da far scattare le perquisizioni domiciliari nelle rispettive abitazioni di questi due militari e del terzo carabiniere indagato, Lazzaro Cioffi.
La Procura di Salerno ha ricostruito il sistema del traffico di stupefacenti che aveva trasformato Pollica e Acciaroli come basi per far arrivare la droga che poi avrebbe invaso gran parte del Cilento fino alla Calabria. Gli approvvigionamenti avvenivano a Secondigliano, nella roccaforte dell’Alleanza dei clan partenopei. Il sindaco Vassallo aveva scoperto parte di questo meccanismo criminale, e prima che riuscisse a denunciare, fu ammazzato. E già nelle ore immediate al suo assassinio iniziò l’azione di depistaggio dei carabinieri coinvolti. A tal proposito la ricostruzione della magistratura è sconvolgente. I carabinieri, in particolare il tenente colonnello Cagnazzo, agirono per sviare le indagini. Provando subito ad accreditare la pista passionale. Poi quando notò che questa opzione non era più credibile, tentò di scaricare ogni responsabilità su un pregiudicato italo-brasiliano, Bruno Humberto Damiani.


