Un dramma si è consumato intorno alle 12:30 a Orta di Atella, in via Viggiano, vicino al centro commerciale Fabulae. Una ragazza di 15 anni, M.M., ha compiuto un gesto estremo, lanciandosi nel vuoto dal balcone del suo appartamento situato al quarto piano. I vicini hanno assistito alla terribile scena, vedendola sporgersi dalla balaustra per poi precipitare nel vuoto.
I soccorsi sono stati immediatamente allertati, ma all’arrivo dei vigili del fuoco di Marcianise e delle forze dell’ordine, i sanitari del 118 non hanno potuto fare altro che constatare il decesso della giovane. Da una prima ricostruzione, emerge l’ipotesi che la ragazza fosse vittima di body shaming, un fattore che potrebbe aver contribuito al tragico evento. Non ci sono parole per descrivere questa immensa tragedia, non ci sono spiegazioni, solo un grande vuoto.
Il fenomeno del body-shaming è una piaga che continua a mietere vittime, e purtroppo sembra che non ci sia fine a queste tragedie. Non possiamo permetterci di considerare questi episodi come semplici “ragazzate” o comportamenti da minimizzare. Si tratta di bullismo che spinge giovani vite al limite, fino a spezzarle. La violenza verbale e la persecuzione psicologica che queste persone subiscono non possono essere sottovalutate: sono forme di abuso che portano al suicidio. Il vero problema è che, a fronte di questa epidemia sociale, le risposte sono ancora insufficienti. Le vittime di body-shaming sono spesso lasciate sole, ignorate da una società che troppo spesso guarda altrove. Se davvero ci importasse, se davvero volessimo fare la differenza, dovremmo partire dall’educazione: Educazione al rispetto di ogni corpo, di ogni genere, di ogni colore della pelle, di ogni diversità che ci rende unici e preziosi.
Questa educazione deve iniziare dalle scuole, con un’alfabetizzazione emotiva, sessuale e affettiva che insegni ai giovani a riconoscere e valorizzare le differenze. Bloccare profili social dopo che il danno è stato fatto è una misura tardiva e inefficace. Questi bulli troveranno altre piattaforme, altri spazi in cui continuare a ferire, convinti di essere vittime di censura o ribelli contro il “politically correct”. La vera rivoluzione parte da un’educazione culturale che mira a rendere il mondo un posto migliore, dove la solidarietà e il sostegno reciproco siano centrali. A chi soffre, vogliamo dire: non siete soli. Siamo in tanti, e insieme possiamo essere più forti.