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Home Cultura Arte

Parte al Mann il progetto di restauro del mosaico di Alessandro Magno (Foto)

L'opera di rifacimento durerà sette mesi e sarà visibile al pubblico. Il direttore Paolo Giulierini: "Una pagina importante per il Museo archeologico"

Giuseppe Migliaccio di Giuseppe Migliaccio
4 Marzo 2021
in Arte, Cultura

Dopo le più accurate valutazioni, da oggi prende il via il restauro del mosaico della Battaglia di Isso, capolavoro custodito al Museo archeologico nazionale di Napoli. L’opera di rifacimento sarà realizzata con la supervisione dell’Istituto Centrale per il Restauro (Icr) e le attività diagnostiche sono promosse in rete con l’Università del Molise (Unimol) e il Center for Research on Archaeometry and Conservation Science (Cracs). “Con l’avvio, nel 2021, del restauro del Mosaico di Alessandro ─ dichiara il direttore del Mann Paolo Giulierini ─ scriviamo insieme una pagina importante nella storia del Museo archeologico nazionale di Napoli e, quindi, della conservazione dei beni culturali. Sarà un restauro grandioso, che si compirà sotto gli occhi del mondo. Un viaggio entusiasmante lungo sette mesi ci attende: dopo il minuzioso lavoro preparatorio, studiosi ed esperti si prenderanno cura con le tecniche più avanzate del nostro iconico capolavoro pompeiano, raffigurante la celebre Battaglia di Isso. La tecnologia e le piattaforme digitali ─ prosegue ─ ci consentiranno di seguire le delicatissime operazioni, passo dopo passo, in una sorta di ‘cantiere trasparente’, come mai accaduto prima. Per realizzare una operazione così ambiziosa e complessa è stata attivata dal Mann una rete di collaborazioni scientifiche e di partnership di grande prestigio“, conclude Giulierini.

Dietro alla decisione di un’operazione così importante quanto complessa, ci sono ovviamente ragionevoli motivazioni. Il mosaico di Alessandro presenta, infatti, diverse criticità conservative, consistenti sostanzialmente in distacchi di tessere, lesioni superficiali, rigonfiamenti e abbassamenti della superficie. In particolare, la zona centrale destra è affetta da una visibile depressione; lungo il perimetro del mosaico, inoltre, sono presenti puntuali rigonfiamenti, probabilmente dovuti a fenomeni di ossidazione degli elementi metallici dell’intelaiatura lignea posta in opera durante il trasferimento del mosaico da Pompei a Napoli nel 1916 nelle sale dei mosaici. Ancora, sono presenti microfratture ad andamento verticale e orizzontale, nonché una lesione diagonale, già oggetto di velinatura nel corso di precedenti restauri. Negli ultimi vent’anni, la necessità di un restauro complessivo si è resa chiara grazie anche alle indagini diagnostiche eseguite: alle ragioni conservative si sono associate, quindi, le esigenze di una migliore lettura organica dell’opera. Il progetto di restauro si articolerà in due fasi diverse: tra i due momenti sarà effettuata la movimentazione del mosaico, necessaria per esplorare la parte retrostante la Battaglia di Isso, verificare lo stato del supporto e definire compiutamente gli interventi conservativi complessivi da realizzare.

La messa in sicurezza della superficie musiva sarà ciò che verrà eseguito nella prima fase, durante la quale il mosaico sarà oggetto di: accurata ispezione visiva e tattile di tutta la superficie, preliminare alla successive lavorazioni; pre-consolidamento delle tessere e degli strati di malta distaccati; pulitura e, infine, velinatura con idonei bendaggi di sostegno su tutta la superficie attualmente visibile. In un momento immediatamente successivo, dopo l’installazione di un tavolato ligneo di protezione, nonché di un’idonea intelaiatura metallica di sostegno, il mosaico sarà rimosso dall’attuale collocazione, mediante un sistema meccanico di movimentazione appositamente progettato. L’indagine diretta sarà accompagnata da ulteriori analisi strumentali, grazie alle quali si definiranno gli interventi di restauro ipotizzati nella prima fase della progettazione, stabilendo le azioni da eseguire sul supporto per garantire la conservazione del manufatto. La seconda e ultima fase esecutiva del restauro interesserà, innanzitutto, il supporto del mosaico: le lavorazioni saranno eseguite, dunque, sulla superficie retrostante dell’opera e, in tale frangente, le tessere musive non saranno visibili perché coperte dal tavolato ligneo di protezione.

Il restauro tramite la tecnologie: gli interventi di Tim e Ntt Data

Un significativo contributo in termini di nuovi servizi e piattaforme è stato fornito da Tim, in collaborazione con Ntt Data. L’azienda ha messo a disposizione, in via sperimentale, soluzioni digitali che consentono l’utilizzo di nuove tecnologie per il restauro, grazie all’elaborazione simultanea di dati acquisiti nel corso della fase diagnostica. Grazie a queste tecnologie sarà possibile riprodurre, secondo vari livelli sul corpo del mosaico, tutte le informazioni tecniche utili per eseguire il restauro da visualizzare in tempo reale con soluzioni di realtà virtuale e aumentata. Gli applicativi, insieme a una consolle di controllo, permetteranno di utilizzare un visore intelligente, da indossare per inquadrare la parte d’interesse del mosaico su cui intervenire: il restauratore, in questo modo, avrà sempre le mani libere per operare e, cosa più importante, potrà lavorare sulla parte posteriore dell’opera, controllando in ogni momento gli effetti eventuali prodotti negli strati anteriori del manufatto.

Le strumentazioni permetteranno, con una metodologia assimilabile a quella utilizzata in chirurgia la proiezione in scala uno a uno della parte frontale del mosaico su una apposita superficie, che potrebbe essere una parete o un telo collocato in loco. La proiezione sarà non soltanto uno strumento di lavoro per i restauratori, ma renderà fruibile dal pubblico quanto accade nel cantiere. Inoltre, sarà possibile l’associazione alla proiezione di una serie di parametri geofisici desunti dalle indagini: questi parametri potranno essere interrogati dagli operatori in tempo reale, analizzando tutti i dati inerenti al manufatto nel suo complesso (supporto e superficie). Terminato l’intervento sul supporto, si prevede la rimozione dei bendaggi posti durante la fase iniziale d’intervento e il completamento del restauro con operazioni di pulitura, ulteriori ed eventuali consolidamenti, trattamento protettivo finale. Il progetto di restauro, così, diverrà un’occasione per valorizzare, anche nella percezione dei visitatori, non solo il complesso percorso di ricerca, ma anche la metodologia adottata. In questa esperienza, la dimensione progressiva, puntuale e attenta delle diverse fasi di lavoro sarà una componente essenziale per sottolineare l’interconnessione di contributi e professionalità, alla base di un evento di rilevanza internazionale.

(Foto Pedicini)
(Foto Pedicini)


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